mercoledì, giugno 30, 2004

Peerla

Visioni...

Foto di prova...
Riga in preda all'Alcool

martedì, giugno 29, 2004

incidente

Erano le tre e mezza e come sempre con quel caldo cominciavano a spuntare sulla mia maglietta le macchie di sudore sotto le ascelle, la temperatura era a dir poco spaventosa, non si riusciva a respirare.
Ad un certo punto nonostante il caldo decisi di sedermi sul marciapiede davanti ad una rotonda, non avevo più voglia di muovermi e la mia meta era rimanere li seduto ad aspettare che il caldo mi divorasse.
Non c’era un solo spiffero di vento, il sole cuoceva l’asfalto e gli scarichi delle macchine rendevano l’aria irrespirabile, ma non mi importava, preferivo godermi la mia immobilità, anche perché il luogo più vicino dove trovare un pò di vento era a più di 2 chilometri.
La mia giornata consisteva nell’aspettare quel momento, nel fissare continuamente la strada, con il più assurdo dei comportamenti, fissare il vuoto come se non si aspettasse niente.
Erano le 4 e di li a poco avrei dovuto andare, ma c’era ancora tempo per fissare ancora un pò quel vuoto cosi intenso che finiva in un punto indeterminato su quella strada rovente.
La mia faccia era stanca dal caldo e dalla fatica ma non era infelice, quel vuoto, quel fissare mi davano tempo, tempo per riflettere e per godere di quei momenti che durante la tua normale vita non puoi assaporare perché sei purtroppo impegnato a fare qualcos’altro, qualcosa di cui magari non te ne frega proprio un cazzo.
Io sono sempre stato un’ ottimo osservatore, sono sempre riuscito a carpire la vita delle persone che mi passavano davanti ma in quel momento volevo solo fissare senza batter ciglio, fissare, fissare, fissare, cosi da immortalare il tempo.
Erano le 5 e di li a poco sarei stato in ritardo se non mi fossi sbrigato, ma il mio appuntamento sarebbe stato puntuale, sarebbe stato perfetto.
Fissare, fissare, fissare…ma ad un certo punto qualcosa distrasse la mia attenzione, e come me altre persone che attraversavano quel luogo, in quel momento, non poterono non guardare. Una moto nera di grossa cilindrata affrontò la rotonda con coraggio facendo stridere le ruote e derapando sull’asfalto a grande velocità, una velocità esagerata, superò la metà del rettilineo, e il rumore mi passò davanti lasciando un lieve fischio nelle mie orecchie, come se quella moto dovesse passare di li una volta sola nell’arco di tutto il tempo possibile concesso.
Nel lampo in cui il motociclista ingranò la marcia probabilmente la quinta un bambino di otto anni attraversò tagliando come un macete la strada… il riflesso del motociclista fu terribilmente rapido la moto scodò in modo irregolare deviando la traiettoria e sebbene riusci a schivare il bambino il motociclista finì nell’altra corsia sotto le gigantesche ruote di un camion.
Tutto cosi breve, tutto cosi rapido, il motociclista e il bambino erano completamente immobili uno sdraiato in terra e l’altro in piedi nell’aiuola fra le due carreggiate, in quel momento sembrò che il mondo si fosse fermato e nessun rumore attraversò quell’aria cosi afosa.
Allora tornai in fissa, tornai a fissare senza più degnare di neanche uno sguardo quel terribile incidente: senza preoccuparmi del ferito, di chiamare l’ambulanza o di vedere la situazione da vicino…fissare fissare fissare cosi da immortalare il tempo.
Un bambino si avvicinò a me e fissando nello stesso identico modo in cui fissavo io, mi disse:
“Ora non c’è più tempo.�
“Lo so.�risposi
“Ma almeno ora sono soddisfatto.�
“Soddisfatto di cosa?�
“Per una volta ho avuto la possibilità di rivedere qualcosa da un altro punto di vista.�
“E questo ti cambia?�
“Ormai nulla cambia, ma mi ha fatto piacere sapere di aver sbagliato, anche se ora non ho più la possibilità di rimediare.�



Tyler Durden

L' uomo con l'impermeabile

Erano circa le undici di sera quando lo vidi. Se ne stava in piedi nei pressi dei binari. Aveva da poco cominciato a piovere e io avevo fatto giusto in tempo a ripararmi sotto la pensilina della stazione. Per ingannare il tempo in attesa che smettesse, presi a camminare distrattamente lungo il marciapiede che costeggia i binari. Lo notai poiché nonostante il suo impermeabile fosse già tutto bagnato, lui se ne stava sotto la pioggia come se niente fosse, tenendo tra le mani un biglietto ferroviario, anch’esso ormai zuppo di pioggia. Solitamente sono uno che si fa gli affari suoi, ma visto che la situazione metereologica non accennava a migliorare, e che lui se ne stava sotto l’acqua da almeno mezz’ora, pensai che avesse qualche problema. Senza sottrarmi alla protezione della pensilina, mi avvicinai, e con cortesia gli chiesi:
“Mi scusi..ha bisogno di aiuto?�
Lui si voltò verso di me senza dire niente. Mi fissò per un secondo, poi ritornò a guardare i binari. Feci per andarmene quando ad un tratto disse:
“Perché pensa che mi serva il suo aiuto?�
“Non saprei – risposi - forse perché è sotto l’acqua senza un ombrello. Visto che qui è l’unico che non è corso a rifugiarsi da qualche parte, la cosa mi è sembrata insolita. Comunque mi dispiace non volevo disturbarla.�
Mi rispose dopo qualche minuto, sempre senza voltarsi.
“Le altre persone non devono fare quello che devo fare io.�
“Perché? – chiesi – Lei cosa deve fare?�
“Devo prendere un treno.�
Lo guardai stupito. Aveva pronunciato quella frase con una solennità che di solito si riserva ad altre occasioni. Ormai incuriosito continuai:
“Beh, credo che qui tutti debbano prendere il treno.�
“Non come il mio.� rispose secco l’uomo con l’impermeabile.
“Non capisco. Lei che treno deve prendere?�
“Ancora non lo so – disse voltandosi verso di me – posso scegliere tra due.�
“E dove vanno?�
“Se lo sapessi – mi disse laconico- avrei già scelto quale prendere..non le pare?�
“Scusi, ma saprà dove deve andare no?�
“Non ne sono sicuro. Quello che deciderò sarà determinante per il mio futuro.�
Che strana persona pensai. Non ho mai visto nessuno farsi tanti problemi per scegliere che treno prendere. Deciso a saperne di più dissi:
“In fondo si tratta solo di un viaggio in treno…�
“No amico mio, – rispose – è molto di più.�
“Sarà – dissi per non contraddirlo – ma da quanto vedo lei in mano ha già un biglietto. Questo significa che ha già scelto da che parte andare.�
“Si sbaglia. Questo biglietto mi permette di prendere una qualsiasi delle due possibili destinazioni. Una volta salito a bordo, però, non potrò più tornare indietro. E’ la paura di sbagliare treno che mi fa tentennare.�
Dopo aver detto questo rimase in silenzio e così feci anch’io. Non avevo capito granché del suo discorso, ma non ebbi il tempo di pensarci molto perché dopo alcuni minuti, nella stazione, arrivarono due treni. L’uomo con l’impermeabile allora disse:
“Il momento è arrivato.�
Guardai stupito i due treni. Era incredibile, ma si trovavano sullo stesso binario. Spostai lo sguardo sul mio compagno di conversazione. Era immobile.
“Non va?�
“N-on non so cosa fare.� rispose balbettando.
Non fece in tempo a finire la frase che i due treni partirono, sferragliando in due direzioni opposte.
“Non ce l’ho fatta.�disse rammaricato l’uomo con l’impermeabile.
Dopodiché chinò il capo. Il biglietto gli scivolò dalle mani e portato dal vento, andò a posarsi sui binari. Io non dissi più niente, ma mi limitai a guardarlo mentre si allontanava. Da quel giorno non l’ho più rivisto. Non so dove sia, né cosa stia facendo, ma di una cosa sono sicuro: il suo biglietto è ancora lì che lo aspetta.


Merda. Shit. Scheiße. Mierda. Mèrd.

Tutto.
Fanculo.
Chi cazzo sono?
Sono?
Chi cazzo non sono?
Non sei niente.
Allora sono qualcosa?
Mmm… Credo di sì, in fondo qualcosa dovresti essere, sai? Parli, respiri, mangi… Di solito quelli che fanno queste cose qualcosa sono.
E quelli che rimangono zitti e non hanno più voglia di mangiare o bere o dormire?
Mah… quelli sono sempre qualcosa, qualcosa però che sta sparendo.
E quindi non sono più niente?
No, non sono più qualcosa. Sono niente. Oppure erano qualcosa e stanno per diventare niente.
E comunque chi ce lo dice che il qualcosa è qualcosa e il niente è niente?
Giusto.. in fondo il niente è sempre qualcosa. E molte cose spesso non sono niente.
E noi cosa cazzo siamo?
Due stronzi da niente.
O da qualcosa?
Vaffanculo.
Paghi tu stasera?
Mi dispiace non ho niente.
Eppure mi sembra che qualcosa hai bevuto…
E tu mi sembri quasi ubriaco.
Beh… hai ragione… andiamocene a casa. Tieni capo il figlio di nessuno qui non ha niente in tasca neanche stasera.
Ok ragazzi buonanotte ci si vede domani. E ricordatevi di chiudere la porta altrimenti entra qualche altro stronzo… e poi mi tocca pure sparargli in faccia.

venerdì, giugno 18, 2004

Attacchi Terroristici

Immagini prese da un sito del governo americano che spiega come proteggersi dagli attacchi terroristici. Il fatto è che questi segnali sono un po' ambigui e possono significare molte cose...



Se vi sta andando a fuoco la schiena, non correte.



Se siete intrappolati sotto delle macerie, conservate il vostro ossigeno evitando di scoreggiare.



Se perdete le lenti a contatto durante un attacco chimico, non fermatevi a cercarle.



Se sentite i Backstreet Boys, Michael Bolton o Gigi D'Alessio alla radio, accucciatevi in un angolo oppure scappate molto velocemente.



Se scoprite un terrorista in azione, soffiate nel vostro fischietto anti-terrorismo. Se siete Vin Diesel, gridate molto forte.



Se scoprite una freccia terrorista, schiacciatela contro il muro con la vostra spalla.



Se siete stati spruzzati con una sostanza sconosciuta, rimanete fermi e pensateci su invece di andare da un dottore.



Usate la vostra torcia elettrica per sollevare i pezzi di muro che vi sono caduti addosso.



Il migliore modo per combattere il vaiolo è lavarsi con sapone, acqua e con almeno una mano priva di braccio.



Uragani, corpi di animali e il simbolo di pericolo biologico hanno molto in comune. Pensateci.



State in guardia da terroristi con gli occhi rosa, con la lebbra e che continuano a sfregarsi maniacalmente le mani.



Se una porta è chiusa, un bel colpo di karate la aprirà.



Se vi trovate vicino ad un'esplosione, state dove siete e cercate di assorbire quante più radiazioni vi è possibile. Dopo 5 minuti e 12 secondi, probabilmente, diventerete sterili.



Dopo essere stati esposti a radiazioni è importante considerare che forse siete diventati di gigantesche dimensioni: attenti alla vostra testa.



Se i vostri polmoni e il vostro stomaco cominciano a parlare, rimanete in piedi con le braccia aperte finchè non smettono.



Non guidate una station-wagon con un cavo ad alta tensione che fuoriesce dal tettuccio.



Un pannello di compensato di 5 cm dovrebbe essere una protezione sufficiente dalle radiazioni.


Tradotto da www.geog.ucsb.edu/~jeff/misc/signs2.html

giovedì, giugno 17, 2004

Fahrenheit 9/11 negli USA vietato ai minori

Sembra proprio che Bush stia facendo di tutto per bloccare il nuovo film di Michael Moore vincitore del festival di Cannes.
Leggete un po' questo articolo:
"'Fahrenheit 9/11' di Moore Vietato Ai Minori Negli Usa"



mercoledì, giugno 16, 2004

In Stazione

È bello fermarsi a guardare gli altri. È come guardare un formicaio dove ogni formica è impegnata nel suo lavoro, c'è quella che trascina un pezzo di pane, quella che porta via il cadavere di una sua compagna e quella che semplicemente segue la fila insieme alle altre, apparentemente senza uno scopo. Così siamo noi.
Mi fermo e guardo le persone; ognuna fa quello che deve fare, ognuna con la sua storia alle spalle, con le sue speranze, i suoi desideri e i suoi fallimenti. Guardo questa stazione alle cinque del pomeriggio dove ognuno è solo sé stesso, fa ciò che sta facendo: chi legge un giornale, chi fuma una sigaretta, chi parla con la persona di fianco, chi corre, chi aspetta fissando il vuoto, chi come me scrive e chi fa solo il suo lavoro, perché è così che è abituato a fare ed è così che farà sempre. Tutti fanno ciò che gli altri si aspettano che loro facciano in quel momento, ognuno recita il proprio ruolo che ogni giorno si costruisce, ha coscienza di sé stesso ma non si vede dal di fuori, non vede il ruolo che sta interpretando.
Voglio spiegarmi, quando noi vediamo un film diamo subito un'identità ai personaggi e li vediamo solo per ciò che sono in quel film. Se uno recita la parte di un capostazione in una storia, quello per noi sarà solo un capostazione, e basta. Ed è questo ciò che sono queste persone in questa stazione per me, sono solo dei personaggi che recitano un ruolo. Quando uno mi passa davanti e sputa per terra è solo uno che è passato ed ha sputato per terra, nient'altro. Ogni uomo conosce la propria storia personale e tutto ciò che sta dietro a sé stesso, ma gli altri li vede solo come personaggi, comparse di un film di cui lui è il vero protagonista.
A volte invece mi piace stare a guardare gli altri, cercare di capire cosa c'è dietro di loro, perché sono nello stesso luogo in cui sono io e nello stesso momento. Vorrei sapere i pensieri, le paure e i sogni di ogni persona che è qui in questa stazione insieme a me, scoprire perché sono finiti qui e dove stanno andando. Loro però, come me, sono presi dalla loro vita, da ciò che stanno facendo, stanno recitando ciò che vogliono recitare e stanno impersonando i personaggi che vogliono essere in questo momento. Quindi immagino e costruisco delle ministorie di ognuno di questi personaggi, li osservo e capisco perché sono lì, vedo le loro famiglie e i loro amici, so che lavoro fanno o cosa stanno studiando.
Poi arriva il treno e non sono più il ragazzo seduto che scrive, ma divento il ragazzo che sta salendo sul treno. E così esco di scena.



martedì, giugno 15, 2004

.................................................


..........................puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puttane e puttane e puttane e puttane e pazzia e pazzia e pazzia e pazzie e menti e pazzie e pensieri e puntini e colori e bianco e nero e film e storie e racconti e libri e amore e puntini e puntini e silenzi infiniti e rumori finiti e silenzi voluti e silenzi odiati e odio e tristezza e infinito e bellezza e io e te e loro e puntini e puntini e cazzi e culi e fighe e vaffanculi e ragazze e libri e studi e santi e chiese e preti e froci e preti e mondi e strazi e pianti e giochi e risate e bambini e giochi e bambini e prati e videogiochi e rabbia e fuochi e spiagge e mare e vacanze e sesso e voglia e odore e profumo e amore e tu e occhi e case e strade e puntini e puntini e infinito e mondo e infinito e guerra e infinito e pace e puntini e odio e puntini e pace e pace e soldi e religione e animali e persone e dio e sangue e ferite e morte e morte e amore e tristezza e buio e luce e infinito e tutto e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e puntini e............................

lunedì, giugno 14, 2004

Bush & Cheney



domenica, giugno 13, 2004

Voto

Allora ragazzi...siete andati a votare??

sabato, giugno 12, 2004

AirRaid...dove sei finito??



venerdì, giugno 11, 2004

posti

questi sono i posti che intendevo.








Salm

"O Lord, our Lord,
how majestic
is your name
in all the earth!"

Psalm 8:9

Nessuno è dio

Ogni giorno le stesse storie, ogni giorno gli stessi problemi, mi piacerebbe staccarmi dalle mie responsabilità e partire, viaggiare e non chiedere niente a nessuno, semplicemente respirare ogni aria che si può trovare su questa terra e sentire la differenza che ti provoca nell' animo.
Oceani, deserti, ghiacciai, paludi ogni cosa per me ha un immagine, una sensazione, ma quella sensazione non è mai vera, noi vediamo queste bellissime immagini in tv e non capiamo veramente la loro incredibile, eccezionale bellezza.
Non è cosi facile, ci vuole coraggio per sentire ruggire i leoni di fianco a te, ci vuole coraggio per guardare giù da un ghiacciaio di 3000 metri, ci vuole coraggio per salire su una sequoia gigante, alcuni lo fanno, e io li apprezzo, ma non per questo io sono chiuso in casa a far niente, io metto alla prova il mio modo di vivere ogni giorno, semplicemente staccandomi dai preconcetti e annullando ogni paura dalla mia mente...il 50% delle volte non ci riesci ma nell'altro caso la tua vita migliora e hai sempre meno paura.
Nessuno è Dio, ma tutti vorremmo almeno una volta essere migliori di quello che siamo, o almeno ci proviamo, l'importante è provare.

tyler durden

Vorrei avere una telecamera

per essere anch’io in televisione, ogni tanto. Per vedere che faccia avrei dietro quel trucco, per sapere se la finzione a volte è anche fantasia o è sempre solo bugia.
Vorrei essere anch’io un agente della CIA e non chiedermi più il perché di niente, sapere le risposte prima di conoscere le domande.
Vorrei fare un inseguimento in macchina per le vie di Parigi e poi scoparmi la moglie del boss, poi andare da lui, puntargli una pistola alla testa e osservare che disegno formano gli schizzi del suo sangue sulla parete bianca.
Vorrei anch’io distruggere tutto il mondo schiacciando un solo bottone e poi salvarlo dai tornado, dagli incendi, dai terroristi, dai meteoriti e dai vulcani.
Vorrei essere il presidente degli Stati Uniti per sparami un colpo in testa e vedere un po’ cosa si inventano dopo.
Vorrei che tutto fosse bianco o nero, buono o cattivo, vorrei non sapere niente o sapere tutto.
Vorrei che tutto non fosse già stato visto, che le migliori frasi non siano già state dette e che le migliori storie non siano già state raccontate.
Vorrei essere anch’io un trafficante di cocaina che scappa con una valigia piena di roba e si compra qualsiasi cosa desidera (soldi, donne, uomini) e si gode la vita, fino a quando a 60 anni non soffoca strozzato da un pezzo di pane.
Vorrei essere il condannato alla sedia elettrica che scava un tunnel e si salva e urla libero sotto la pioggia.
Vorrei tanto che una stupida luce impazzita dietro un vetro non fosse così tanto reale e irreale allo stesso tempo.
Vorrei che la mia vita non fosse già stata vista da qualcuno e che a me tocchi soltanto subirmi la replica.

giovedì, giugno 10, 2004

Che palle...Non ne posso più di studiare. Beh..ciao a tutti!

lunedì, giugno 07, 2004

La Notte In Cui Si Spensero Le Luci In Georgia

Era sulla strada di casa, arrivava da Candletop. Ormai era via da due settimane e pensò di fermarsi da William per bere un bicchiere prima di tornare a casa da lei. Entrò e, appoggiato al bancone, vide il suo vecchio amico Andy Wolloe.
"Ciao, come va, Wo?"
"Ciao, Seth, purtroppo ho delle brutte notizie da darti, siediti…" disse Andy "Sono il tuo migliore amico, Seth, e tu sai quanto cazzo è vero questo, però devo dirti che non troverai la tua giovane sposa a casa stasera. Purtroppo da quando te ne sei andato ha incominciato a vedersi con quel ragazzo del negozio di liquori, Amos; anzi guarda… per dirti la verità, sono stato anch’io con tua moglie".
Seth diventò pazzo, prese il bicchiere che aveva davanti e lo buttò per terra, poi incominciò ad urlare contro il suo amico. Andy si spaventò e lasciò di corsa il bar e veloce camminò verso casa, visto che abitava lì vicino; ormai aveva perso l’ultimo dei pochi amici che aveva.
Mio fratello Seth andò a casa, ma non trovò sua moglie, l’unica cosa che trovò fu la pistola che gli aveva lasciato suo padre prima di morire. Andò a casa di Andy e, muovendosi attraverso gli alberi silenzioso come un topo, arrivò fin sul retro della casa. Per terra vide delle piccole impronte che non potevano essere di Andy e, guardando attraverso il vetro della porta, vide il suo amico steso per terra immerso in una pozza di sangue. Seth iniziò a tremare.
In quel momento una volante della polizia, che stava facendo il solito giro, passò lungo la strada, così Seth sparò un colpo in aria per attirare la loro attenzione. Un grasso sceriffo tirò fuori la pistola e si avvicinò a Seth, “Cosa stai facendo qui?� gli chiese, ma prima che Seth potesse rispondergli, lo arrestò con l’accusa di omicidio.
Dopo poche ore il giudice lo dichiarò colpevole. Sorridendo e dando una pacca sulla schiena allo sceriffo, disse: "Devo andare a mangiare, la minestra mi aspetta a casa".
Quella fu la notte in cui si spensero le luci in Georgia, fu la notte in cui impiccarono un uomo innocente, solo perché affidò la sua anima a un avvocato di campagna e ad un giudice con la mani già macchiate di sangue.
Beh, quella notte impiccarono mio fratello prima che io potessi dire che le impronte vicino alla casa di Andy erano le mie e che la sua mogliettina infedele in realtà non aveva mai lasciato la città; quello comunque è un corpo che non verrà mai trovato.
Vedi Seth, la tua sorellina non sbaglia colpo quando punta la sua pistola.

(Libera traduzione di "The Night The Lights Went Out In Georgia" di Vicki Lawrence)

domenica, giugno 06, 2004

SANGUE

C’E’ STATO UN TEMPO LONTANO
IN CUI SOFFIAVANO I VENTI CHE CAVALCAVANO IL FUOCO
E L’OMBRA CUPA DEI MONTI NON ARRIVAVA A SFIORARNE IL SAPORE,
OGNI MINUTO ERA SILENZIOSO E FRUSCIANTE
E COME UNA BISCIA INCREDIBILMENTE FETIDA
OGNI SINGOLO SECONDO PASSAVA SOTTO PROFUMO DI ZOLFO,
AVVELENATO.
SE FOSSI IL PIù GRANDE DEI DELUSI PASSEREI LA MIA TRISTEZZA
IN MANO AL MIO CUORE
E LA SCHIACCEREI SENZA PIETà
SENZA DOVER SENTIRE LA MANO GELIDA DELLA VENDETTA.
CRESPO E ONDULATO è IL DESTINO
DEL SANGUE CHE BOLLE DENTRO ALLE VENE MAESTRE
MA NIENTE DI QUESTO MONDO
SENTE LA MANCANZA DELL’ACQUA COSI PUTRIDA DI INSIPIDITà,
E COME LA GRANDE ASCIA TAGLIA
IL SANGUE ABBEVERA LE PASSIONI Più SCONSIDERATE
E FA SCORRRERE TUTTO TRANNE Ciò CHE DESIDERI.
LA VITA SPREME Ciò CHE PUò
E NON HA PAURA DELLE VITTIME
OGNI PENSIERO È BENZINA PER LA LINFA DEL TEMPO
CHE LENTAMENTE TI PROSCIUGA
E CHE SENZA POTER SCAPPARE TI OBLUMINA,
COME UNA GOCCIA DI SANGUE SU UN VESTITO ROSSO.
E OGNI ESSERE è SOLO
DAVANTI AL SUO SPECCHIO DI DUBBI.
E COSI SCOMPARIRAI IN UN MARE DI SIMILI TUOI
E IL TUO SFORZO SARà STATO INUTILE
SENZA RISPOSTA E SENZA APPELLO.
MA SON ORA SENZA META
E SENZA VERITà
MA COME I PIù GRANDI LEGAMI SPEZZATI
NON ESISTE PIù TERRA PER ME
NON ESISTE SENTIERO CHE POSSA BRUCIARE SOTTO I MIEI PIEDI
RESISTERE è NIENTE ORMAI
VOGLIO SOLO VIVERE L’OMBRA DEI MIEI RICORDI
SOTTO QUELLI NUOVI
E NON CI SARà PENA PER LA VITA PERDUTA
ED ESSA CI DIFENDERà COME UNA MADRE GELOSA
E TUTTO FINIRà SENZA INIZIO
ATTERRENDOCI COME UN FUOCO FATUO
SENZA POSSIBILITà DI SCAPPARE DALLA PAURA
URLANDO E GRIDANDO FINO ALLO SVENIMENTO
INUTILMENTE.


Tyler Durden

centauri,x mindfromhell

Volevo dedicare questo testo a tutti quelli che hanno avuto un motorino, ma soprattutto al mio compagno di scorribande mindfromhell che ha passato molte estati come me a vivere la giornata con i capelli schiacciati in un casco e la visiera sporca, cimitero di tanti moscerini.
…qualcuno ha preso anche galline nello stomaco.
Quella bellissima sensazione della velocità che non ti basta, la voglia di superare per forza tutto e tutti, come se quelle macchine fossero i tuoi problemi che ti attanagliano tutti i giorni.
Freno, frizione, quarta, acceleratore e il rumore del motore che sprinta verso un’altra macchina che sorpasserai ancora più veloce, il caldo sulle spalle, il riflesso del sole sui cartelli stradali, l’aria che fa sbandierare la tua maglietta e le innumerevoli pieghe tradizionali, non quelle da moto gp ma quelle fatte a novanta chilometri all’ora sull’asfalto rovente della Brianza dove talvolta qualcuno faceva scintille con le pedaliere.
Ti sentivi libero in quei momenti padrone di tutto il mondo, un serbatoio che poteva durare dei giorni e la possibilità di sorpassare chiunque, dovunque.
Il mondo delle sfide con gli sfigati in 125 che non ci si avvicinavano nemmeno e il mondo del ghiaccio quando ci si andava a scuola, un mondo a se, un mondo che vivi una volta sola ma che ti rimarrà dentro per tutta la vita.
Alla fine la moto era la tua donna e un po’ la rimpiangi, perché quando stavi con lei desideravi una donna matura una donna più seria una insomma con la possibilità di non ghiacciare al mattino d’inverno.
Ogni tanto la vedo, la abbraccio e la porto a spasso e, anche se è solo un 50 ogni momento con lei lo vivo come se fosse un cbr.

Tyler Durden

Frase

Ho appena finito di studiare della roba impestatissima, che non so se mai mi servirà nella vita. Perciò vi lascio con una frase del mitico Oscar Wilde:

"L'istruzione è una cosa bellissima, ma è bene ricordarsi, di tanto in tanto, che nulla di ciò che importa sapere può essere insegnato"

sabato, giugno 05, 2004

Il tempo: Amico o nemico?

Il tempo!. Quante volte abbiamo utilizzato questa parola in modi oppure per motivi diversi. Ma che cos’è veramente il tempo, o meglio ancora, chi è il tempo. E’ un nostro amico o un nostro nemico?
Non so voi ma io lo vedo come un nemico, un nemico invincibile, che piano piano ci consuma, e ci distrugge sia esteriormente che interiormente, senza che noi ce ne accorgiamo.
Il tempo non ci da mai una mano. Quando ne abbiamo bisogno non c’è mai, e quando invece non ci serve ce ne è fin troppo. Non capiamo mai come sfruttarlo, e sembra quasi che lui si diverta a prendersi gioco di noi.
Scommetto che sarà successo anche a voi di girarvi indietro e guardare la vostra vita, chiedendovi quanto tempo avete sprecato; tempo che avreste potuto investire in qualche altro modo. Ma purtroppo il tempo non è un bene cumulabile. Tutti i momenti e i giorni che abbiamo perso non torneranno mai indietro, e non ci saranno mai restituiti.
Oppure quante altre volte, avreste voluto avere più tempo, magari per poter fare qualcosa, o affinché determinati momenti non finissero mai e durassero per sempre. Ma il tempo non ci ascolta, e non ci capisce………..…oppure siamo noi a non capire lui.
Il tempo passa inesorabile per tutti. Ma la percezione del tempo cambia da persona a persona. A volte è troppo veloce, e a volte è troppo lento, a volte un peso e altre volte ancora un sollievo. Nessuno riesce a comprendere lo scopo del tempo, e nessuno riesce a conviverci o a farci amicizia. Ma nessuno vuole ammetterlo. Tutti cercano di sfuggirgli in un modo o nell’altro, ma purtroppo, senza avere mai successo.
Io considero il tempo come una delle uniche malattie al mondo a cui non si può trovare cura. Certo come dice un famoso detto: il tempo ci aiuta, perchè cura tutte le ferite. Ma per me non è così, perché sotto sotto la cicatrice rimane sempre. Quel segno indelebile che ci porteremo dentro di noi per tutta la vita.
Per conto mio sono molto arrabbiato col tempo, per aver rubato momenti preziosi e felici della mia vita……….ma non ci posso fare nulla. E’ così che deve andare. Non posso più tornare indietro a recuperarli.
Di sicuro tra un po’ di anni mi ritroverò a chiedermi: quanto tempo hai perso nella tua vita Davide? E perché lo hai perso….per fare che cosa?
La mia risposta sarà: Non lo so, e non so dove sia andato a finire, ma di una cosa sono sicuro, anche non volendo, ne perderò tanto altro ancora…………………


By psychopathic bossman’s mind

venerdì, giugno 04, 2004

questa è corta potete leggerla :-)

Pienamente respiro il profumo ossidato del tuo bacio sospeso
e a fronte alta guardo con sete implacabile l’immenso orizzonte,
resto davanti al fiume dei miei pensieri immobile senza speranza
mentre ascolto il rumore assordante delle gocce del tempo che cadono inesorabilmente.
Arreso è la parola giusta mentre il mio cuore sente la fredda
ragione pulsare senza fine verso la pazzia che si delinea impietosamente.
Il giorno che tu arrivasti non esisteva niente
seppure stanco e inerme grazie a quel momento io potevo rinascere,
a chi non basta un solo sguardo, una sola parola per poter vivere più serenamente.

Non scriverò mai che ti ho amato dal primo minuto che ti ho vista
ma scriverò che ti amo sempre di più ogni giorno che passa.


Tyler Durden

Le cose non sempre vanno come dovrebbero andare, neanche le persone

BUIO

Probabilmente era una scura mattina di primavera dato che il sole aveva deciso di scioperare rimanendo a dormire dietro le sue lenzuola fatte di nuvole, oppure poteva essere un’afosa notte d’estate con la sua afa sempre cosi pesante, ma questo perché i miei occhi erano ancora chiusi, non vedevo niente e solo più tardi avrei capito che non ero nel mio dolce lettino al calduccio ma anzi ero tutto sudato e qualcosa di bagnato mi raffreddava con aspra cattiveria il dorso.
L’olezzo che probabilmente mi aveva accompagnato per tutta la notte cullando i miei sogni di sbandato mai pentito cominciava a farsi sentire: esteso e nauseabondo si faceva largo con violenza nei miei bronchi e io cominciavo a fare fatica a respirare.
Aprii gli occhi e con mio sommo piacere, anche se la puzza rimaneva, mi accorsi che era tutto nero come la notte, la cosa mi sorprendeva un po’ perché quando non sai ne dove, ne quando ti sei addormentato svegliarsi in piena notte è come ritrovarsi in mezzo ad un lago su una barca senza remi…ma era sempre meglio di una luce accecante,quello sarebbe stato il risveglio più atroce.
Avrei potuto dormire un’altra dozzina di ore ma sinceramente il tanfo che emanava quel posto lugubre mi stava precludendo anche la capacità di pensare…probabilmente ero dentro un cassonetto.
Era cosi…di quelli grigi che si vedono ovunque, uno come tanti insomma, solo che questo qui aveva dentro la sorpresa, me, e se per caso quel giorno fosse stato il giorno della raccolta allora mi sarei trovato spiaccicato come una sardina in mezzo ad un mare di schifezze cosi stupefacenti che chiunque mi prenderebbe per matto se glielo raccontassi.
Una volta ho trovato una scatola andata a male di Soldini del Mulino Bianco, buonissimi! Peccato che avevano smesso di produrli nell’89 il che vi spiega che ogni cassonetto che incontravo era come entrare in un museo sperduto nel mondo, solo che pochi ne conosceva l’esistenza.
Avrei dovuto uscire di li…prima o poi, anche se la seconda mi piaceva di più a dire la verità, quando ti prendi una sbandata del genere da non sapere neanche più chi sei e cosa fai è meglio che stai immobile per ore, perché se fai qualcosa rischi di rimetterti addosso e poi di svenire cosi da rendere il tuo soggiorno nel museo delle schifezze qualcosa di ancora più deplorevole di quello che stai vivendo in quel momento.
In quel preciso istante volevo bermi una birra ma la sola idea mi fece venire una precisa fitta pressante al di sopra dell’ombelico….per evitare la frittata mi distesi meglio.
La testa mi girava ma ero abituato a quella sensazione ma se volevo nascondere la mia ebrezza ci riuscivo benissimo.
“Ehi, cosa credi? Sto benissimo!Non vedi?Se vuoi chiudo gli occhi mi metto su una gamba sola e mi tocco il naso con l’uccello, ti piacerebbe è sfottuto succhiacazzi “ e li le risse si sprecavano, mi pestavano a sangue e io finivo nei cassonetti, come ogni fine settimana ,come ogni mese,come ogni anno.
Stavolta avevo veramente esagerato, dopo le due bottiglie di Jack Daniels i ricordi si erano mischiati in un pastone di momenti terrificanti, la cameriera era un cesso ma con due tette enormi, quel coglione con lo sfregio sulla guancia che avevo accusato di barare a poker e poi i boccali di birra i bicchieri di rum secco…bicchieri, bicchieri, bicchieri.
Il brutto è che se sei andato a botte con qualcuno non saprai mai se ti era andata bene e lo avevi steso con qualche oggetto (perché comunque un ubriaco non riesce a dare un pugno dritto, la parabola finisce sempre con il mancare il bersaglio per poi barcollare con fatica e schiantarti con la faccia sul pavimento, mentre un bel colpo inflitto con una sedia sulla schiena quello stende chiunque) oppure era lui che si era fatto la cintura nuova con la tua pelle, e non potevi certo andarglielo a chiedere, perché se la sera prima ti aveva veramente picchiato ne avresti avuto la conferma, però con più dolore.
Quel fetore cominciava a diventare insopportabile, avrei dovuto alzarmi o avrei vomitato comunque…riuscii a mettermi da mezzo in piedi, e li la fitta si fece più forte, non ce la feci a trattenermi…vomitai…per lo meno non su i miei vestiti, quando ti vomiti sui tuoi vestiti è la cosa peggiore, quella macchia sembra viva e appena cammini ti si appiccica alla pelle facendo sentire la sua fredda presenza, provocandoti una smorfia paragonabile solo alla possibilità che tu un giorno scopra che la sera prima quella obesa ma gentile cameriera mega-dotata te la sei scopata nel bagno del bar.
…bleah…
Ora non pensi altro che ad una doccia, ma ogni cosa a suo tempo, prima bisognava camminare verso casa e la via non era delle più facili soprattutto se il tuo fegato assomiglia ad un cordon bleau.
Riuscii ad aprire il cassonetto e con mia somma gioia mi rincuorai con i miei piccoli occhi rossi dalla sbornia di non vedere nessuno nei paraggi cosi anche se il mio fetore risultava ovvio almeno nessuno mi poteva aver visto uscire dal mio simpatico nascondiglio.
Arrivato a casa mi spogliai e mi feci la doccia, naturalmente vomitai e vedendo la mia faccia allo specchio mi ripromisi di non farlo più, che la mia bocca non avrebbe mai toccato alcool, che avrei vissuto senza problemi bevendo solo acqua…
…era forse la trentaquattresima volta che lo promettevo e la doccia aveva il potere di smentire le mie promesse, mi rilassava a tal punto che la sbornia sebbene persistente nella mia vita si attenuava, cosi uscivo dalla doccia mi sedevo sul divano ma non prima di avermi acceso una sigaretta e di aver stappato l’ULTIMA birra, tanto era l’ultima, l’ultima, solo l’ultima.
Le ore che mancavano per andare a lavorare le passavo fra il divano a dormire e il divano a guardare la televisione, non c’era niente di interessante, un programma di una rete importante si basava su sfide fra ballerine, cantanti e attori dove questi ragazzi si sfidavano continuamente e i loro genitori li ammiravano fieri e li sostenevano dal pubblico nel programma urlando a squarciagola e spalando merda sui figli degli altri, vedendo i volti di quei papà e di quelle mamme mi resi conto che i loro occhi brillavano della volontà di raggiungere qualcosa che loro non hanno mai potuto raggiungere e i loro figli erano l’unica cosa che gli rimaneva in cui sperare di recuperare quel sogno, forse i loro figli avrebbero fatto meglio a scegliere una vita come la mia, senza pressioni senza decisioni, una vita di sbandi.
Quella invece che vivono loro si che è una vita di merda…meglio puzzare in un cassonetto.
Trenta minuti, ora ero pulito e lavato, mi indossai il mio completo fatto su misura, le mie scarpe Donna Cara, una delle mie giacche Calvin Klein, una cravatta firmata Emporio Armani e mi diressi verso l’ufficio;come al solito in perfetto anticipo di due minuti.
Aprii la porta e mi venne in contro Sandra la mia segretaria, me l’ero scopata più di 4 volte dall’inizio di quest’anno, solo perché gli avevo promesso che le avrei fatto fare carriera e che appena si sarebbe liberato quel posto di responsabile alle comunicazioni sarebbe stato suo, peccato che fra due mesi me ne sarei andato io e tutti quei giochetti che mi aveva insegnato sarebbero stati fatti per niente, oh si, non era amore erano affari, il più forte vince.
“Buon giorno Sig. Durden, questa mattina deve revisionare i contratti dei cinque nuovi ingegneri e questo pomeriggio ha l’incontro con il gruppo Mitsui per parlare dell’accordo sul mercato di Parigi.�
“Grazie Sandra di te mi posso sempre fidare� peccato che non valga il contrario.
Sandra sorrise e si avviò sculettando verso il suo ufficio.
Adesso arrivava il momento più bello della giornata:
“Ehi Gordon!�Esortai il ragazzo con un’ aria severissima degna della recitazione di John Goodman in “The Big Lebowsky�.
Gordon era un operaio della nostra produzione, lavorava sui nostri impianti da un’ anno e mezzo, si era sposato da cinque mesi e sua moglie era già incinta, viveva tranquillo e sereno in una casetta in periferia, comprata grazie al mutuo che la banca gli aveva concesso ipotecando la casa del padre.
“Sai cosa ho in mano?� dissi
“No signore� rispose
“Ho qui in mano i tuoi esami del sangue di settimana scorsa�
Il silenzio piombò su di lui come la falce della nera signora.
“Lo sai che noi questi controlli li facciamo per il bene della nostra azienda vero?Quindi sai già cosa ti devo dire.�
“Si,signore.�
“La strada la sai già, vedi di sparire il più velocemente possibile, la nostra azienda è un’azienda rispettabilissima e non tollero che ne faccia parte qualcuno con questi problemi, sei licenziato!�.
Quella parola era la cosa più bella, non bastava far capire il senso, bisognava umiliarlo facendoglielo apparire a ferro e fuoco sulla fronte…licenziato, meglio un colpo di pistola con una calibro 38.
Gordon, un povero ragazzo buono come il pane venne licenziato perché due settimane prima aveva passato una serata con i suoi vecchi amici di infanzia e si era fatto una canna in compagnia, non avrebbe mai pensato che quello sarebbe stato un possibile motivo per il suo licenziamento.
Tornando a noi, ero stanco e sapevo che l’incontro con il gruppo Mitsui non sarebbe stato una passeggiata, ma ciò che mi rallegrava era l'idea che stasera sarei uscito con Lindon, Tune e Lee tre miei amici...e con loro altro che cassonetti tante volte non riuscivo a ricordarmi il mio nome.


Tyler Durden

Omaggio A Tyler Durden



giovedì, giugno 03, 2004

Il destino

Stavo leggendo degli aforismi e mi è venuto in mente di scrivere questo breve pensiero che segue:
Non so se a voi è mai capitato, ma da circa due o tre di mesi a questa parte mi sono successe un sacco di cose strane.......così in questo periodo mi sono messo a riflettere e mi sono fatto alcune domande a cui nessuno, credo, potrà mai rispondere.
Non pretendo di avere tutte le risposte...anzi...a dire la verità non mi interessano nemmeno tutte le domande.
Però mi sono in ogni caso messo a pensare su questo fatto, e mi sono talmente perso nei miei pensieri, che ad un certo punto mi sono ritrovato in un territorio a me non familiare.
Perciò poiché io non sono riuscito a trovarvi una risposta, vi rigiro la domanda :
Esiste il destino?
Esistono i segni del destino?
Insomma siamo noi a decidere la nostra vita o è "qualcuno d'altro" a decidere la nostra (come nel racconto di Tyler).
Le scelte che noi compiamo ogni giorno ci condizionano e ci possono cambiare la vita anche drasticamente.
Come in quel famoso film, io credo che tutti noi siamo come delle piume trasportate dal vento. Credo che ci sia qualcosa o qualcuno a noi superiore (che non riusciamo a spiegarci) che ci indica la via da percorrere. Ma siamo noi poi che dobbiamo decidere se percorrerla, e come.
Comunque è bene anche ricordarsi che la felicità si può trovare ovunque e in qualsiasi momento.
Ma una cosa è ancora ben più importante da ricordare, una cosa che possiamo definire un consiglio: quando siete felici non urlatelo al mondo, o almeno non urlatelo troppo forte, perché la tristezza ha il sonno leggero........................
Perciò, qualsiasi scelta noi facciamo, anche se sbagliata, non possiamo prendercela con nessuno, se non con noi stessi, perché è così che abbiamo voluto….

UN POLIZIESCO FALLITO

PER L’APATIA E L’INDOLENZA DEL SUO PROTAGONISTA

Marc uscì di casa tardi quella mattina, una giornata come tante altre nella Niu Iorc caotica e postmoderna di inizio millennio. Marc era un giovane randagio di 27 anni con a malapena un tetto sulla testa, del cibo nel frigo e una ragazza nel letto; aveva tutto quello che poteva desiderare.
Marc uscì di casa tardi come sempre, dicevo, con la sua maglietta, i gins, le scarpe da tennis e i capelli incasinati, messi giusto un po’ a posto con le mani. Camminò veloce lungo la strada, un po’ perché quello era il suo passo e un altro po’ perché era in ritardo per il lavoro, ma a lui forse del ritardo non importava poi molto.
Lavorava in un negozio di pesci rossi, l’ “Anscent Aus Of Glodfisc�, una vecchia signora dei capelli bianco-giallognoli e con un dito di legno era la proprietaria. Il dito le era partito da giovane quando ancora pensava che i rottvailer erano degli ‘animaletti tanto teneri e simpatici’. Poi si diede ai pesci rossi.
Non ci si crede a vedere quanti clienti ci sono in un negozio di pesci rossi, più che in un supermarchet all’ora di punta; si vede che il timido boccheggiare di quei pescaioli suscita molto affetto oppure il loro silenzio viene scambiato dalla gente per obbedienza. Ma non è così, i pesci rossi in realtà sono dei gran bastardi ed è veramente dura stare a dietro ad un negozio pieno di quei fottutissimi animaletti.
Comunque..Marc scese le scale della metropolitana e seguì, come abitudine, il percorso quotidiano che lo portava al suo treno. Arrivò al treno giusto in tempo per vederlo partire con il suo carico di carne umana sudata e schiacciata contro i finestrini. Marc tirò una bestemmia, in inglese logicamente essendo nato a Niu Iorc, e si sedette mollemente su una panchina. Intorno a lui il nulla, solo un po’ d’aria schifosamente puzzolente lo sfiorava arrivando dal buio profondo della galleria. Per ingannare l’attesa del nuovo treno Marc decise di scandagliare approfonditamente le proprie cavità nasali, operazione che, quella mattina, non aveva ancora eseguito.
Ad un certo punto sentì un rumore alla sua destra, dei passi si muovevano nel buio del marciapiede che proseguiva dentro la galleria. Marc si voltò, un po’ insospettito ed un po’ impaurito; stava ancora fissando l’oscurità quando un urlo di donna squarciò il silenzio in quella direzione. Marc scattò in piedi e in un primo momento ebbe l’istinto di correre verso quel grido, in quell’istante però arrivò il treno e le porte si aprirono proprio di fronte a lui facendo scendere decine di persone che si stavano trascinando al lavoro.
Marc allora salì sul treno e, mentre le porte si chiudevano dietro di lui, penso: “Beh…ne succedono di cose al mondo…non posso mica pensare a tutto io…arriverà Brus Uillis, prima o poi…�.


mercoledì, giugno 02, 2004

ECCOMI

Ciao,
dopo incessanti pressioni di brutta gente che mi ha minacciato mi sono finalmente aggiunto anch'io. Non ho ancora ben capito come funziona e di chi sono quei nomi assurdi, però è una figata comunque.
Appena posso scriverò qualcosa di serio.......molto serio. Preoccupati?
Ciao a tutti

Sogni...

È bello sapere che ci sono sogni che toccano, sfiorano e si mischiano alla realtà. È bello vedere che ogni tanto questi sogni diventano veri e allora tutto ciò che ti sta intorno diventa un sogno incredibile. È bello vivere, amare, soffrire e pensare che tutto sia solo finzione. Un’immagine irreale ma talmente impossibile da sembrarci vera. È bello vedere te, il mio sogno, accanto a me che dorme, ride, mi guarda o semplicemente respira e ogni respiro è qualcosa di così sacro e intoccabile che tante volte non riesco a credere che sia vero. Come la tua pelle. È bello vedere te, la mia vita, che sei sogno nella realtà e nella realtà mi guardi e mi baci e io amo il mio sogno e la mia vita perché ci sei tu.
Il sogno si trasforma, muta e l’irrealtà reale mi appare, assurda come sempre, ma in fondo meritevole di essere vissuta, perché, se tutto questo è solo un sogno, cosa abbiamo poi da perdere? Bisogna cercare di non svegliarsi, cercare di convincersi che tutto questo non esiste ma che allo stesso tempo è tutto ciò che abbiamo.
E forse non abbiamo niente. Se non un’immagine, sensazioni e amore, emozioni e sentimenti e suoni e odori, che forse saranno solo un sogno ma che probabilmente ci farebbero ancora più paura se fossero la vera realtà.
Però è bello sapere che ogni notte si può sognare qualcosa di nuovo e su quel sogno costruire, cambiare il sogno, fare il proprio sogno e lasciarsi trasportare così.
Mi sento un po’ Marzullo questa sera...