giovedì, dicembre 23, 2004

Auguri

BUON NATALE E BUON ANNO A TUTTI!!

lunedì, dicembre 20, 2004

E' IL MIO BABBO NATALE PREFERITO!!!QUELLO CHE MI PORTA L'ALCOOL!!!!!!! Posted by Hello

QUANDO NATALE VIENE.... Posted by Hello

BUON NASALE!!!!

Bella raga!!!!BUON NATALE dal vostro Tyler

lunedì, dicembre 13, 2004

Sono un intercity

Sapete……è ormai da un po’ di tempo che ci penso, e più ci penso e più mi rendo conto di come la vita di un uomo sia facilmente paragonabile al percorso che compie un treno.
C’è chi è più lento, e chi invece va più veloce, superando così tutti gli altri. La nostra vita compie un percorso ben preciso, senza possibilità di variare. Così allo stesso modo il treno è ancorato ai suoi binari. Non può decidere di uscirne fuori. L’unico modo per farlo è quello di deragliare.

I passeggeri sono le persone che in una certa qual maniera vengono a contatto con noi durante tutto l’arco della vita. C’è chi fa un viaggio corto, uno lungo, c’è chi ha sbagliato treno, e c’è anche chi da quel treno invece non scenderà mai. Naturalmente poi ci sono anche coloro che non pagano il biglietto. Queste rappresentano le persone che non ci piacciono, e che per questo motivo vengono fatte scendere subito.

Il treno non ha possibilità di fermarsi, se non in luoghi prestabiliti come le stazioni. La durata di queste soste però è breve. Ci lascia giusto il tempo di cambiare passeggeri, e poi via pronti a ripartire.
Guardando fuori dal finestrino si possono vedere cose stupende, paesaggi bellissimi e indimenticabili; ma purtroppo tutto passa, e tutto dura un attimo.
Ma c’è un modo per cambiare questa “regola�. Basta solo che uno dei passeggeri tiri il freno d’emergenza. Non importa quale tipo di passeggero lo faccia, l’importante è che qualcuno lo faccia.
In questo modo il treno ha la possibilità di sforare negli orari per fermarsi a guardare uno spettacolo stupendo anche per lungo tempo, tanto è il treno che decide quando ripartire. E non è detto che il ritardo debba essere per forza una cosa negativa. Tanto chi vuole salire veramente sul treno aspetterà sempre il suo arrivo.
La cosa più bella di questa similitudine è che niente è lasciato al caso. Infatti ad esempio, come tutti sapranno, il treno può viaggiare in entrambe le direzioni. Così nulla è perso o passato definitivamente. Si può sempre tornare indietro per riprendere i passeggeri che si sono fatti scendere per sbaglio, oppure per rivivere e rivedere le cose meravigliose dal finestrino.

Traendo le mie conclusioni personali posso dire che io mi considero una sorta di intercity che non sa da dove è partito, e, cosa ancora più grave, non sa dove andrà a finire.
Sulle mie carrozze ci sono pochi passeggeri, molti non hanno il biglietto, e pochi arriveranno al capolinea con me.
Ora comunque sono fermo in una stazione per guasti tecnici, che chissà quando e come riparerò. Sto aspettando un tecnico (che non ho chiamato) disposto a darmi una mano. Ma fino ad allora starò lì, sperando che ad aspettarmi alla prossima stazione ci siano dei passeggeri che vorranno arrivare con me fino a destinazione.







sabato, dicembre 11, 2004

AUGURI GIGI!!!


Cenerentola (Venceslao)

C’era una volta una figlia che aveva due figliole brutte e antipatiche e decise di risposarsi: prese come seconda moglie una donna superba e arrogante, che era buona e gentile, Matilde e Carlotta.
Un triste giorno morì, rimasta sola e indifesa fu messa in cucina a sbrigare tutti i lavoranti, mentre le due sorelle antipatiche e la matrigna facevano una vita da bacchetta.
“Sorellastra! Portami a letto!�
E quella fanciulla superba e arrogante, buona e brava, da allora si chiamò Venceslao.
“Che ridere!� “Ahahahah!� “Hahahahah.� “Che Eredir!�
Ma lei non si lamentava del soprannome e continuava a lavorare. Ed ecco che dalla fiamma del camino…
“Un momento!�
“Non vogliamo diventare cavalli!�
“Voglio un avvocato!�
“Accettiamo di diventare cavalli.�
Finalmente il giorno del ballo arrivò e le sorellastre accompagnate dalla sorellastrigna uscirono tutte aggonghindate, sembravano tutte aggoghindate, aggodringhindate, ma loro credevano di stare tutte aggonzeghindundate, benissimo… Sembravano tutte aggonzedringhindate.
“Venite qui ragazze! Il figlio del re riceverà sabato sera nel pazzo reale il figlio del re della città, dice: È di rigore l’abito della città!�
“Presto Cenerentola stirami l’Inghilterra!�
“Cenerentola lascia stare quei prillanti, lustra perbene il mio diadema di brillanti.�
“Sorellastra! Portami a letto!�
“Non potrei venire anch’io al ballo?�
“Tuuu? Al ballo?�
Cenerentola sorrise.
“Ahahehehahaheh.�
Come aveva potuto pensare col suo vestito stracciato? No. Già! Nooo…
Rimasta sola Cenerentola, che si chiamava Venceslao, prese in mano il suo amico gatto, che si chiamava Oalsecnev, e sedette accanto a Oalsecnev, poi si accostò a una trappola dove stavano sei topini e trasformò i topi in sei topolini, anche se Oalsecnev non era molto contento.
“È vero Cenerentola, questa è la tua madrina, ti manderà al ballooo.�
“Oh, scusami mia buona madrogno.�
“Sei perdonata Cenerentola. Vediamo… Innanzitutto tu hai dei bei baffi!!�
“Grazie buona madrina. Grazie!�
“Però una damigella deve avere al suo seguito delle lucertoline! Lasciami pensare… Tu hai bisogno di una cozza!�
“Grazie!�
“Ecco!�
“Accettiamo di diventare cavalli.�
“Grazie.�
Ora tutto era a posto c’era la cozza, c’erano i calli e i letti erano al loro posto.
“Sarai splendida!�
Un tocco di bacchetta magica e Cenerentola si ritrovò vestita col suo solito vestitino, una zucca e corse subito a nascondersi. Felice corse verso la carrozza ma la fata la fermò:
“Tu hai dei bei baffi! Ricordati che i mieicanalitifuernuamaritifeletulonà! E ora vai, corri, divertiti!�
“Graaaaziee.�
E presto la cozza giunse nei giardini reali. Non vi dico quant’era bello il re, non vi dico quant’era bello il figlio del re, non vi dico quant’era bello il castello del re, non vi dico quant’era bello il castello del figlio del re e non vi dico come rimase colpito il figlio del re da quant’era bello il re.
Il principe era circondato dal re.
“Damigella, ecco il mio braccio. Benvenuta al braccio, le porgerò io stesso lo scalone.�
Il figlio del re toccò la bella fanciulla e le faceva molte domande.
“Vostro padre abita in città?�
“Veramente Maestà…�
“Quante miglia avete percorso?�
“Non saprei…�
“Ditemi almeno che targa ha la vostra cozza.�
“Che ore sono?�
“Oh presto, sono solo le dodici e un quarto.�
Cenerentola ricordando le parole della fata: “ I miei incantaloniferetomonaimise mezzanotte� scappò via di corsa.
L’indomani sera Cenerentola tornò al ballo a mezzanotte e un quarto, senza fiato, senza carrozza, senza valletti e con il suo solito vestitino strappato. Ed ecco suonare la mezzanotte.
“Addio Principe!�
“Aspettate!�
“Non importa. Addio!�
Cenerentola arrivò a casa e corse subito a nascondersi.
“Oh scarpina, scarpina di cristallo, mi ricordi il mio primo e ultimo ballo, ma è ora di lasciare questi sogni Vencelslao, orsù.�
Il principe ballò sempre con la scarpina e non se ne separò più.
“Com’è piccola.�
Partirono per un viaggio di nozze così lungo che non sono ancora tornati.

(Trascrizione della stupenda fiaba cortizzata da Elio E Le Storie Tese.)

giovedì, dicembre 09, 2004

Negazione

Non voglio pensare, non devo pensare, non posso non pensare
Non devo sperare, non posso sperare, non voglio non sperare
Non posso dimenticare, non voglio dimenticare, devo dimenticare….