mercoledì, giugno 16, 2004

In Stazione

È bello fermarsi a guardare gli altri. È come guardare un formicaio dove ogni formica è impegnata nel suo lavoro, c'è quella che trascina un pezzo di pane, quella che porta via il cadavere di una sua compagna e quella che semplicemente segue la fila insieme alle altre, apparentemente senza uno scopo. Così siamo noi.
Mi fermo e guardo le persone; ognuna fa quello che deve fare, ognuna con la sua storia alle spalle, con le sue speranze, i suoi desideri e i suoi fallimenti. Guardo questa stazione alle cinque del pomeriggio dove ognuno è solo sé stesso, fa ciò che sta facendo: chi legge un giornale, chi fuma una sigaretta, chi parla con la persona di fianco, chi corre, chi aspetta fissando il vuoto, chi come me scrive e chi fa solo il suo lavoro, perché è così che è abituato a fare ed è così che farà sempre. Tutti fanno ciò che gli altri si aspettano che loro facciano in quel momento, ognuno recita il proprio ruolo che ogni giorno si costruisce, ha coscienza di sé stesso ma non si vede dal di fuori, non vede il ruolo che sta interpretando.
Voglio spiegarmi, quando noi vediamo un film diamo subito un'identità ai personaggi e li vediamo solo per ciò che sono in quel film. Se uno recita la parte di un capostazione in una storia, quello per noi sarà solo un capostazione, e basta. Ed è questo ciò che sono queste persone in questa stazione per me, sono solo dei personaggi che recitano un ruolo. Quando uno mi passa davanti e sputa per terra è solo uno che è passato ed ha sputato per terra, nient'altro. Ogni uomo conosce la propria storia personale e tutto ciò che sta dietro a sé stesso, ma gli altri li vede solo come personaggi, comparse di un film di cui lui è il vero protagonista.
A volte invece mi piace stare a guardare gli altri, cercare di capire cosa c'è dietro di loro, perché sono nello stesso luogo in cui sono io e nello stesso momento. Vorrei sapere i pensieri, le paure e i sogni di ogni persona che è qui in questa stazione insieme a me, scoprire perché sono finiti qui e dove stanno andando. Loro però, come me, sono presi dalla loro vita, da ciò che stanno facendo, stanno recitando ciò che vogliono recitare e stanno impersonando i personaggi che vogliono essere in questo momento. Quindi immagino e costruisco delle ministorie di ognuno di questi personaggi, li osservo e capisco perché sono lì, vedo le loro famiglie e i loro amici, so che lavoro fanno o cosa stanno studiando.
Poi arriva il treno e non sono più il ragazzo seduto che scrive, ma divento il ragazzo che sta salendo sul treno. E così esco di scena.



1 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

i grandi osservatori riescono a carpire tante cose che alla gente normale sfugge, basta un oggetto, un modo di toccarsi i capelli o semplicemente uno sguardo...theredman mi ha consigliato anche una palpata, spero non stia parlando di uomini.

tyler

gio giu 17, 10:23:00 AM  

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