venerdì, giugno 04, 2004

Le cose non sempre vanno come dovrebbero andare, neanche le persone

BUIO

Probabilmente era una scura mattina di primavera dato che il sole aveva deciso di scioperare rimanendo a dormire dietro le sue lenzuola fatte di nuvole, oppure poteva essere un’afosa notte d’estate con la sua afa sempre cosi pesante, ma questo perché i miei occhi erano ancora chiusi, non vedevo niente e solo più tardi avrei capito che non ero nel mio dolce lettino al calduccio ma anzi ero tutto sudato e qualcosa di bagnato mi raffreddava con aspra cattiveria il dorso.
L’olezzo che probabilmente mi aveva accompagnato per tutta la notte cullando i miei sogni di sbandato mai pentito cominciava a farsi sentire: esteso e nauseabondo si faceva largo con violenza nei miei bronchi e io cominciavo a fare fatica a respirare.
Aprii gli occhi e con mio sommo piacere, anche se la puzza rimaneva, mi accorsi che era tutto nero come la notte, la cosa mi sorprendeva un po’ perché quando non sai ne dove, ne quando ti sei addormentato svegliarsi in piena notte è come ritrovarsi in mezzo ad un lago su una barca senza remi…ma era sempre meglio di una luce accecante,quello sarebbe stato il risveglio più atroce.
Avrei potuto dormire un’altra dozzina di ore ma sinceramente il tanfo che emanava quel posto lugubre mi stava precludendo anche la capacità di pensare…probabilmente ero dentro un cassonetto.
Era cosi…di quelli grigi che si vedono ovunque, uno come tanti insomma, solo che questo qui aveva dentro la sorpresa, me, e se per caso quel giorno fosse stato il giorno della raccolta allora mi sarei trovato spiaccicato come una sardina in mezzo ad un mare di schifezze cosi stupefacenti che chiunque mi prenderebbe per matto se glielo raccontassi.
Una volta ho trovato una scatola andata a male di Soldini del Mulino Bianco, buonissimi! Peccato che avevano smesso di produrli nell’89 il che vi spiega che ogni cassonetto che incontravo era come entrare in un museo sperduto nel mondo, solo che pochi ne conosceva l’esistenza.
Avrei dovuto uscire di li…prima o poi, anche se la seconda mi piaceva di più a dire la verità, quando ti prendi una sbandata del genere da non sapere neanche più chi sei e cosa fai è meglio che stai immobile per ore, perché se fai qualcosa rischi di rimetterti addosso e poi di svenire cosi da rendere il tuo soggiorno nel museo delle schifezze qualcosa di ancora più deplorevole di quello che stai vivendo in quel momento.
In quel preciso istante volevo bermi una birra ma la sola idea mi fece venire una precisa fitta pressante al di sopra dell’ombelico….per evitare la frittata mi distesi meglio.
La testa mi girava ma ero abituato a quella sensazione ma se volevo nascondere la mia ebrezza ci riuscivo benissimo.
“Ehi, cosa credi? Sto benissimo!Non vedi?Se vuoi chiudo gli occhi mi metto su una gamba sola e mi tocco il naso con l’uccello, ti piacerebbe è sfottuto succhiacazzi “ e li le risse si sprecavano, mi pestavano a sangue e io finivo nei cassonetti, come ogni fine settimana ,come ogni mese,come ogni anno.
Stavolta avevo veramente esagerato, dopo le due bottiglie di Jack Daniels i ricordi si erano mischiati in un pastone di momenti terrificanti, la cameriera era un cesso ma con due tette enormi, quel coglione con lo sfregio sulla guancia che avevo accusato di barare a poker e poi i boccali di birra i bicchieri di rum secco…bicchieri, bicchieri, bicchieri.
Il brutto è che se sei andato a botte con qualcuno non saprai mai se ti era andata bene e lo avevi steso con qualche oggetto (perché comunque un ubriaco non riesce a dare un pugno dritto, la parabola finisce sempre con il mancare il bersaglio per poi barcollare con fatica e schiantarti con la faccia sul pavimento, mentre un bel colpo inflitto con una sedia sulla schiena quello stende chiunque) oppure era lui che si era fatto la cintura nuova con la tua pelle, e non potevi certo andarglielo a chiedere, perché se la sera prima ti aveva veramente picchiato ne avresti avuto la conferma, però con più dolore.
Quel fetore cominciava a diventare insopportabile, avrei dovuto alzarmi o avrei vomitato comunque…riuscii a mettermi da mezzo in piedi, e li la fitta si fece più forte, non ce la feci a trattenermi…vomitai…per lo meno non su i miei vestiti, quando ti vomiti sui tuoi vestiti è la cosa peggiore, quella macchia sembra viva e appena cammini ti si appiccica alla pelle facendo sentire la sua fredda presenza, provocandoti una smorfia paragonabile solo alla possibilità che tu un giorno scopra che la sera prima quella obesa ma gentile cameriera mega-dotata te la sei scopata nel bagno del bar.
…bleah…
Ora non pensi altro che ad una doccia, ma ogni cosa a suo tempo, prima bisognava camminare verso casa e la via non era delle più facili soprattutto se il tuo fegato assomiglia ad un cordon bleau.
Riuscii ad aprire il cassonetto e con mia somma gioia mi rincuorai con i miei piccoli occhi rossi dalla sbornia di non vedere nessuno nei paraggi cosi anche se il mio fetore risultava ovvio almeno nessuno mi poteva aver visto uscire dal mio simpatico nascondiglio.
Arrivato a casa mi spogliai e mi feci la doccia, naturalmente vomitai e vedendo la mia faccia allo specchio mi ripromisi di non farlo più, che la mia bocca non avrebbe mai toccato alcool, che avrei vissuto senza problemi bevendo solo acqua…
…era forse la trentaquattresima volta che lo promettevo e la doccia aveva il potere di smentire le mie promesse, mi rilassava a tal punto che la sbornia sebbene persistente nella mia vita si attenuava, cosi uscivo dalla doccia mi sedevo sul divano ma non prima di avermi acceso una sigaretta e di aver stappato l’ULTIMA birra, tanto era l’ultima, l’ultima, solo l’ultima.
Le ore che mancavano per andare a lavorare le passavo fra il divano a dormire e il divano a guardare la televisione, non c’era niente di interessante, un programma di una rete importante si basava su sfide fra ballerine, cantanti e attori dove questi ragazzi si sfidavano continuamente e i loro genitori li ammiravano fieri e li sostenevano dal pubblico nel programma urlando a squarciagola e spalando merda sui figli degli altri, vedendo i volti di quei papà e di quelle mamme mi resi conto che i loro occhi brillavano della volontà di raggiungere qualcosa che loro non hanno mai potuto raggiungere e i loro figli erano l’unica cosa che gli rimaneva in cui sperare di recuperare quel sogno, forse i loro figli avrebbero fatto meglio a scegliere una vita come la mia, senza pressioni senza decisioni, una vita di sbandi.
Quella invece che vivono loro si che è una vita di merda…meglio puzzare in un cassonetto.
Trenta minuti, ora ero pulito e lavato, mi indossai il mio completo fatto su misura, le mie scarpe Donna Cara, una delle mie giacche Calvin Klein, una cravatta firmata Emporio Armani e mi diressi verso l’ufficio;come al solito in perfetto anticipo di due minuti.
Aprii la porta e mi venne in contro Sandra la mia segretaria, me l’ero scopata più di 4 volte dall’inizio di quest’anno, solo perché gli avevo promesso che le avrei fatto fare carriera e che appena si sarebbe liberato quel posto di responsabile alle comunicazioni sarebbe stato suo, peccato che fra due mesi me ne sarei andato io e tutti quei giochetti che mi aveva insegnato sarebbero stati fatti per niente, oh si, non era amore erano affari, il più forte vince.
“Buon giorno Sig. Durden, questa mattina deve revisionare i contratti dei cinque nuovi ingegneri e questo pomeriggio ha l’incontro con il gruppo Mitsui per parlare dell’accordo sul mercato di Parigi.�
“Grazie Sandra di te mi posso sempre fidare� peccato che non valga il contrario.
Sandra sorrise e si avviò sculettando verso il suo ufficio.
Adesso arrivava il momento più bello della giornata:
“Ehi Gordon!�Esortai il ragazzo con un’ aria severissima degna della recitazione di John Goodman in “The Big Lebowsky�.
Gordon era un operaio della nostra produzione, lavorava sui nostri impianti da un’ anno e mezzo, si era sposato da cinque mesi e sua moglie era già incinta, viveva tranquillo e sereno in una casetta in periferia, comprata grazie al mutuo che la banca gli aveva concesso ipotecando la casa del padre.
“Sai cosa ho in mano?� dissi
“No signore� rispose
“Ho qui in mano i tuoi esami del sangue di settimana scorsa�
Il silenzio piombò su di lui come la falce della nera signora.
“Lo sai che noi questi controlli li facciamo per il bene della nostra azienda vero?Quindi sai già cosa ti devo dire.�
“Si,signore.�
“La strada la sai già, vedi di sparire il più velocemente possibile, la nostra azienda è un’azienda rispettabilissima e non tollero che ne faccia parte qualcuno con questi problemi, sei licenziato!�.
Quella parola era la cosa più bella, non bastava far capire il senso, bisognava umiliarlo facendoglielo apparire a ferro e fuoco sulla fronte…licenziato, meglio un colpo di pistola con una calibro 38.
Gordon, un povero ragazzo buono come il pane venne licenziato perché due settimane prima aveva passato una serata con i suoi vecchi amici di infanzia e si era fatto una canna in compagnia, non avrebbe mai pensato che quello sarebbe stato un possibile motivo per il suo licenziamento.
Tornando a noi, ero stanco e sapevo che l’incontro con il gruppo Mitsui non sarebbe stato una passeggiata, ma ciò che mi rallegrava era l'idea che stasera sarei uscito con Lindon, Tune e Lee tre miei amici...e con loro altro che cassonetti tante volte non riuscivo a ricordarmi il mio nome.


Tyler Durden

3 Commenti:

Anonymous Anonimo ha detto...

probabilmente è troppo lunga perchè qualcuno la legga, ma ve la propongo lo stesso, non si sa mai che qualcuno sia cosi masochista?vero theredman?

tyler durden

ven giu 04, 03:36:00 PM  
Blogger MindFromHell ha detto...

Bella Tyler, anche il tuo racconto mi ricorda molto la realtà, dove i poveracci se la prendono nel culo per delle stronzate, mentre i capoccia fanno quel cazzo che vogliono..

sab giu 05, 01:51:00 AM  
Anonymous Anonimo ha detto...

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gio gen 18, 10:25:00 AM  

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