La casa di Costantino era a metà di una salita molto lunga che arrivava ad una altezza da cui si poteva ammirare quasi tutta la regione, lui lo sapeva, tanti non se ne sarebbero mai accorti di tutta quella bellezza.
Uno di quelli sono io, mi chiamo Luigi e sono io quello che guida la macchina su per la salita.
Parcheggio la mia macchina color bianco sporco e ripongo il frontalino dell’autoradio nella sua custodia, in un modo cosi maniacale che qualsiasi persona che non mi conoscesse capirebbe che l’ho appena comprato…fra qualche mese sarà pieno di tagli e sbeccature.
Scendo e cammino, cammino su quella ghiaia che ormai fa parte della mia vita, quello scricchiolio cosi piacevole che tranquillizza il mio corpo, mi fermo davanti al citofono e suono il campanello.
“Chi è?�
�Sono Gigi�
“Ue! Cosa ci fai qua? Entra pure.�
“Aspetta! Sono venuto per dirti una cosa importante, però preferisco parlartene fuori di modo che non ci senta nessuno.�
Ci fu un lieve momento di silenzio che in Costatino segnava lo stupore e la curiosità di capire il mistero, ma allo stesso tempo il rispetto e la pazienza di poterlo ascoltare dopo. Rispose:
“Va bene, dammi però il tempo di mettermi i pantaloni che sono in mutande.�
Mentre aspettavo mi ero immerso nella contemplazione di quel paesaggio, cosi immenso ma nello stesso tempo cosi piccolo che in macchina si percorreva in neanche mezzora, era notte e le luci delle macchine come formiche attraversavano le strade e i lampioni dipingevano lo sfondo di quella sera cosi scontatamente bella, rovinata soltanto dalla fresca voglia di fumarsi una sigaretta.
Arrivò Tino, cosi lo chiamavamo, e quando lo vidi la mia voglia di fumare si spense; cominciarono a fluire nella mia mente pensieri chiari, viaggiavano a grande velocità per poi diventare parole, sempre più precise, sempre più delineate cosi da poter spiegare meglio cosa mi era realmente successo, la realtà delle cose, l’irrealtà di poterla spiegare.
“Ciao socio come va?�
“Tutto sommato bene e tu?Gli esami come vanno?�
“Ne ho uno domani, ma non ho un cazzo di voglia di andare avanti a studiarlo, dovrei leggere ancora 250 pagine ma se ne leggerò almeno 50 sarà un successo.�
�Anche io sono incasinato come pochi, ho un esame ma mi sa che vado la giusto per vedere com’è.� La mia voce era distaccata, mi vedevo parlare giusto perché dovevo dare alla persona che avevo davanti una risposta, ma la mia testa era da tutt’altra parte. Il problema risiedeva completamente nella mia concentrazione, su quello che veramente volevo dirgli dopo, e volevo essere talmente convincente da non doverglielo mostrare, quindi non pensavo ad altro.
�Cosa mi dovevi dire?�
Avrei voluto non dirglielo perché le parole che avrei detto comportavano un’immensa responsabilità ma non potevo gestire quella cosa da solo, avevo bisogno di un aiuto esterno, almeno da un amico, dopo se fossi riuscito a prendere coraggio lo avrei detto a qualcuno con più esperienza in queste cose.
Ero preoccupato e lui se ne accorse allora cominciai a parlare:
“C’è una cosa che ti devo dire assolutamente, so che all’inizio potrà sembrarti strano, mi potrai prendere per pazzo ma cerca di ascoltare e se non ci crederai ti darò le prove.�Aspettai un suo cenno di approvazione, lui rispose con lo stesso identico momento di pausa e curiosità con cui mi aveva accolto.
“Va bene dimmi�
�Ho scoperto una cosa sconvolgente, qualcosa che non riesco a controllare, qualcosa che non dovrebbe essere di dominio mio…� cominciai ad andare in confusione.
“…io non c’entro niente in certe cose e non capisco perché ne debba fare parte, non è che rigetto la situazione ma non ne capisco il perché.�la confusione stava diventando paura.
�Non ho capito.� Rispose.
In verità cominciavo a non capirmi neanche io, allora trassi un respiro profondo e provai ad andare avanti.
“Ti spiegherò tutto da capo, con calma, ammesso che ci riesca: ti ricordi mio zio quello pazzo?�
Ci fu un cenno di approvazione cosi continuai.
“Un giorno mi disse che lui dopo essere stato licenziato al lavoro e mollato dalla propria fidanzata andava in riva all’ Adda e si sedeva a fissare l’acqua, mi raccontava che non riusciva a calmarsi neanche li e che la rabbia diventava talmente forte che vedeva cose strana formarsi nell’acqua, come una sorta di allucinazioni, queste cose lui non riusciva bene a spiegarle ma soprattutto ne aveva paura. Mi diceva che gli succedeva solo in un occasione particolare quando si metteva a lanciare i sassi sull’acqua, con fare rabbioso.�
�Alla fine cos’è che vedeva?�incalzò Tino.
�Sinceramente non me l’ha mai spiegato nei minimi particolari, ma dopo quello che mi è successo ora penso di capire cosa riusciva a vedere�.
Ci fu una pausa dettata dalla mancanza improvvisa di aria nei miei polmoni.
Tremavo, e avevo paura di quello che stavo dicendo.
“Mio zio lo consideravamo tutti un pazzo, non davamo tanta importanza a quello che diceva anche perché faceva un sacco di cose strane e non passava momento senza che dicesse una stronzata, però adesso comincio a capire che solo lui ora mi potrebbe dare una mano altrimenti fra un po’ diventerò pazzo anch’io...�
Ci fu qualche secondo di fermo immagine perché ne io ne lui sapevamo dove stavamo andando a finire. Continuai…
“Sta di fatto che una sera tornando a casa dall’università , camminando per la strada mi sono reso conto di quanto noi guardassimo le cose da un solo punto di vista, di quanto noi potessimo essere cosi fissati a prendere la nostra realtà come data e come non avessimo mai pensato che le cose non siano sempre come sembrino e che tante volte l’abito non fa il monaco e che c’è sempre un velo che nasconde la verità e a quel punto mi sono chiesto: perché Sei sicuro che questo mondo sia questo insieme di cose e persone, di colori e rumori? E se fosse solo un adesivo? E se fosse solo lo sterile fermoimmagine proiettato su uno schermo per darci l’impressione di essere li…�
La domanda era inquietante e Costantino notò che la mia mano sinistra era rimasta nascosta nella tasca del giubbotto da quando ero arrivato, nel frattempo continuai il mio discorso
“…non prendermi per pazzo ma tante volte si fantastica e si pensa di essere eroi imbattibili nella nostra immaginazione oppure di scoparsi una decina di donne tutte insieme�.
“Dove vuoi arrivare?�
�Io ho fantasticato di poter sollevare quell’adesivo…ma…il problema è che l’ho sollevato veramente, sono riuscito a scoprire cose c’è dietro, ma non come pensi tu, io ho scoperto quel qualcosa di cui noi tutti parliamo,. Ma che non sappiamo descrivere, neanche io so dove va , ma adesso so che c’è.� Avevo incominciato ancora ad andare in confusione, la tensione mi snervava, i miei pensieri si contorcevano come serpenti in una morsa senza fine dove niente nella mia mente trovava pace.
Di solito in questo momento come era successo prima, Costantino mi avrebbe chiesto di ripetere tutto da capo, ma ormai anche in lui cominciava a germogliare quel sentimento di smarrimento che era in me e neanche lui sapeva frenare.
Presi fiato e rispiegai:
�Te lo spiegherò nei particolari e spero di non essere troppo confuso ma sappi che non c’è niente che ho inventato è tutto vero…o almeno per me, non so se tu vorrai o riuscirai a vederlo. Il giorno in cui ho scoperto questa cosa mi sono messo a guardare i bordi delle cose e mi sono detto, c’è sempre qualcosa che inizia da qualche parte e finisce da un’altra, non pensavo alle conseguenze anche perché era un gesto semplice e stupido allo stesso tempo, non pensavo che potesse succedere veramente, cosi immaginando che quella strada cosi buia potesse avere al di sotto di essa qualcosa di diverso che noi pensiamo di non poter esistere ho provato ad alzare la strada come se fosse la coperta del mio letto...l’ho fatto convinto di non trovare niente, ma ho aperto veramente una fessura nel nostro mondo e ho visto il sentiero che stava sotto di noi e ho avuto paura, tanto da svenire.�
Quando racconti ad una persona una cosa del genere, quella persona comincia a rigettare, a non credere, persino a deriderti, anche se è il tuo migliore amico…ma me l’ero immaginato, come si può accettare una condizione simile e quindi decisi che la cosa migliore da fare era mostrargli le prove.
“So che non mi credi, quindi ti farò vedere la mano che ha aperto la fessura.� Tino ricondusse subito le parole alla mano nella tasca, cosi estrassi la mano dalla tasca, non prima di essermi assicurato di non incrociare occhi indiscreti…la mia mano era bianca, come lo è un muro appena dipinto, come un foglio di una stampante: bianca e quasi lucente.
Vidi lo stupore negli occhi del mio amico, ma anche nell’incredulità il suo spirito critico ebbe comunque il sopravvento:
“Beh è bianca, ma potrebbe esserlo per qualsiasi altra cosa, questo non dimostra quello che tu hai detto.�
Divenni strafottente.
“Vuoi che te lo faccia vedere?Se però rispondi di si mi devi portare in un luogo dove nessuno, dico nessuno, a parte io e te ci possa vedere.�