lunedì, maggio 31, 2004


Le Donne E L'Informatica




domenica, maggio 30, 2004

VICEVERSA

Ogni cosa ha il suo viceversa: il nero, il bianco, non c’è niente che ha una sola via, un solo punto di vista, niente inizia e finisce senza un bivio, ogni cosa ha un suo opposto e forse anche di più.
La vita è una continua ramificazione, ci sono tanti modi per scriverla, ogni tua decisione scrive un diverso paragrafo della tua vita e qualsiasi cosa tu pensi ci sarà sempre il suo dubbioso viceversa.
Ci sono persone che decidono di scriverla con il sangue e invece persone che sgocciolano senza ombra di rancore la propria linfa vitale senza curarsi delle proprie vergogne e preoccupandosi soltanto di dare la propria vita per ricevere un briciolo di coscienza.
Altre persone lasciano la propria vita alle spalle, l’hanno persa da tempo e non hanno la minima intenzione di tornare a prenderla, non vale per loro neanche il tempo di pensarci, meglio piangere senza lacrime disperati fissando il nulla scintillante invece che viceversa.
Le persone che invece la prendono per mano la sentono la apprezzano e la conquistano per la propria gloria e i propri interessi ma poi la bruciano.
Chi decide la propria vita ne è superbo mentre chi si ferma sul ciglio della porta fluttua vago verso il viceversa, e non avrà mai risposte.
Ma la natura crea e forse l’uomo non può prendere decisioni, ma solo mettersi in coda e faticare per il proprio destino, anche se è gia stato deciso senza una minima approvazione.
L’uomo è veramente padrone del proprio destino oppure viceversa è un semplice ingranaggio nel disegno di un’autorità superiore?
L’uomo sceglie di credere in qualcosa e quel qualscosa ne influenza le decisioni…la psiche umana è una arma ancora sconosciuta ma talmente devastante da aver risucchiato la vita di molte persone.
Io lo vedo il mio destino, lo immagino, è incagliato davanti all’esplosione di decine di palazzi incagliato in una rete di domande che lo costringono ad aspettare.
Finchè decideremo di stare fermi il nostro destino sarà li con noi, ma quando decideremo di smettere di pensare, lui con quei piccoli occhi da lince, sarà già la sulla strada delle nostre vite con le mani sulle anche e potrai chiedergli:
“Sai dove vado?� e lui risponderà
“Esattamente dove so che andrai�
…e comunque tu non potrai mai saperlo.
Prima o poi capirai che qualsiasi cosa che tu possa scegliere, non sarai mai veramente tu a sceglierla ma per essere sicuro di non impazzire avrai sempre il dubbio che possa esserlo o viceversa.

Tyler Durden

Vorrei commentare l’ultimo racconto di MindFromHell, cosi per darvi la mia idea sull’argomento. E vorrei insultare pubblicamente AirRaidSiren perché sabato sera parlando del blog mi disse che aveva già risposto alla mia prima pubblicazione che ora vedendo con i miei occhi scopro essere una colossale stronzata :-)

“La pazzia è una pallottola flessibile�
La moglie dell’agente trasalì. Il giovane scrittore si sporse in avanti con aria interrogativa. “Questa l’ ho già sentita…�disse.
“Certo�, confermò il redattore. “La frase, l’immagine della ‘pallottola flessibile’ è di Marianne Moore. La usò per descrivere un automobile. Ho sempre pensato che illustrasse molto bene la condizione della pazzia. La pazzia è una specie di suicidio mentale. Non dicono forse i medici che il solo modo per misurare veramente la morte è tramite la morte della mente? La pazzia è una specie di pallottola flessibile che colpisce il cervello…
“Conosco la mia versione della storia perché l’ ho vissuta. Anch’io sono stato fortunato. Incredibilmente fortunato. È un particolare interessante a proposito di quelli che cercano di uccidersi puntandosi una pistola alla tempia e premendo il grilletto. Lo si crederebbe un metodo infallibile, migliore delle pillole o delle vene recise ai polsi, ma non lo è. Quando ci si spara alla tempia non si può mai sapere che succederà. Il colpo può rimbalzare sul cranio e uccidere qualcun altro. Può seguire la curva del cranio e uscire dall’ altra parte. Può fermarsi nel cervello e accecarti senza ucciderti. Un uomo può spararsi in fronte con una calibro 38 e svegliarsi all’ospedale. Un altro può spararsi in fronte con una calibro 22 e svegliarsi all’inferno…se esiste. Io tendo a credere che si trovi qui sulla terra, probabilmente nel New Jersey�.

tyler durden

sabato, maggio 29, 2004

Sono Tyler Durden,
io e non qualsiasi altro
io e non un'inutile proiezione di me stesso,
è inutile che vi spieghi chi sono, perchè probabilmente non lo so neanch'io...forse la canticchiante merda danzante di questo mondo.
Complimenti all'ideatore di questo blog...mindfromhell...dillo che è un esperimento che userai a scopo universitario per aumentare i tuoi voti.
Dato che sono nuovo di qui e che non ho ancora nessuna conferma che, in un eventuale futuro questo messaggio vi arrivi senza ostacoli di qualsiasi genere mi limiterò a farvi una citazione di un grande libro che mi piacerebbe leggere,perchè in fondo noi, come dice mindfromhell, non siamo tutti uguali e dovremmo capire che certe cose sono talmente più importanti di noi da condizionare la nostra stessa vita e che non possiamo fare niente per farle scomparire, d'altronde questa non è la nostra vita è qualcosa in cui noi dobbiamo fare il nostro lavoro, senza chiedere niente, manovrati come burattini in un immenso spettacolo senza fine che va avanti ormai da quando lo decise il regista di tutti i tempi...

"Simon rimase dov'era, una piccola forma bruna, nascosta dalle foglie. Anche se chiudeva gli occhi la testa della scofa c'era sempre, come un'immagine persistente. Gli occhi semichiusi erano opachi del cinismo infinito della vita adulta. Assicuravano Simon che tutto era una brutta storia".

WILLIAM GOLDING,Il signore delle mosche
tyler durden

Prese in mano il rasoio

e, con un sorriso negli occhi, guardò la lama brillare.. lontano…c’era qualcuno che sapeva tutto, forse, c’era qualcuno che non si poneva mai domande, che voleva solo vivere in pace. Qualcuno che non rifletteva quando parlava, lui invece parlava poco e pensava. Ma pensare era la cosa migliore?
Meglio come fanno gli animali che guardano e vivono. Meglio come fanno gli stupidi che credono di vivere, o meglio ancora come fanno gli stronzi, che credono di vivere bene e sono anche convinti che sei tu il coglione che sbaglia. Non era facile, a volte davvero non era facile vivere, a volte i pensieri erano talmente tanti che veniva voglia di mettersi in stand-by.. perché tanti problemi, quando per vivere bene basta poco? Perché bisogna per forza avere a che fare con persone di cui non si ha voglia? Perché era così masochista? Si guardò allo specchio e vide la faccia di un idiota buono a nulla, capace solo di dar ragione a tutti, di perdersi in ore e ore di cazzate, masturbandosi sia fisicamente che psicologicamente. Il suo sport preferito! Ore a fare qualcosa solo per evitare di pensare veramente. Per evitare qualcos’altro di cui aveva paura. E da qui il rincoglionimento. Ore e giorni sprecati nel niente. E quella era la sua vita? A cosa cazzo serviva vivere se si era veramente solo un puntino, solo uno dei miliardi di moscerini che ogni giorno si spiaccicano sui vetri delle macchine? Che cosa poteva fare un moscerino per il mondo? Qualcuno gli aveva detto che l’importante in fondo era vivere in pace, soprattutto con sé stessi.. però anche quello era un bel problema.. e poi era circondato da certa gente.. begli amici… Guardò la finestra riflessa nello specchio.. riusciva a vedere la finestra,, il suo volto,, gli alberi fuori,,., il rasoio,,. Il nulla,.,. e così impazzì.., non ci mise molto a vedere tutto veramente a lasciarsi trasportare dai pensieri e finalmente a pensare a quello che voleva.
Cosa devo pensare, si chiedeva? Subito le idee arrivavano alla mente più veloci di quanto lui in realtà non riuscisse a pensarle. ., quanto può andare veloce un cervello umano,, non molto credo., non molto per evitare di dire cazzate, per evitare di finire nel nulla e nel buio sempre presente della mente stessa., il tempo non può servire a niente se non a farti capire quanto poco vali a confronto con la sua immensità.., le persone ci servono ma sono anche la nostra sfiga perché ci permettono di soffrire e poche sono vicine a noi veramente.,.,, questo.,. e poi.,.,, sono solo .,., e triste, in fondo, anche se sembra difficile crederlo.,,…………..
Pensò a questo mentre lentamente e con una fredda calma appoggiò la lama del rasoio sulla sua gola. Una piccola striscia di liquido denso e rosso si formò sul collo.,. non pensò a nulla allora,, decise di lasciare stare tutto e tutti, di fregarsene per una volta, non l’aveva mai fatto,,, chiuse gli occhi.,,., il sangue uscì veloce e, senza lasciare attimi di ripensamento alla sua mente, colorò il lavandino di un rosso intenso, difficile da pulire in questo mondo.,.,.,.,
gli amici finsero di piangere al funerale…



mercoledì, maggio 26, 2004

Uscì di casa con la voglia di una sigaretta.
Era già passata mezzanotte oramai, il buio e il freddo entravano nelle ossa e scavavano i pensieri più profondi, fino a renderli puri. Aprì il garage e tirò fuori la macchina per andare da lei… il pensiero di quella sigaretta lo inseguiva e circondava con una striscia di fumo ogni suo movimento. La sensazione di qualcosa che non c’è, la certezza che sarebbe bastata una sigaretta per far finire quell’insicurezza. Mancava qualcosa e solo il pensiero di poter stringere fra le labbra quella sottile linea di carta e tabacco, quel piccolo oggetto tanto inutile quanto affascinante lo faceva stare meglio. Si fermò davanti al primo distributore che trovò, sfilò il portafoglio dalla tasca posteriore dei jeans consumati e tirò fuori tre euro. Mise le monete nella macchinetta e aspettò di vedere cadere il pacchetto, lo prese in mano e lo guardò… con un sottile piacere lo spogliò piano della plastica trasparente e con leggerezza strappò via la carta argentata. Movimenti tanto banali qualche tempo prima, prima di essersi giurato di non toccare più una sigaretta.
Risalì in macchina e, dopo aver girato la chiave nel quadro, premette l’accendisigari. Intanto ne tirò fuori una dal pacchetto e se la portò alle labbra, l’accendisigari scattò e il suo rosso infuocato era un piccolo punto luminoso nel buio di quella notte. La sigaretta si accese con uno spruzzo di fumo.. le pallide scie descrivevano all’interno della macchina delle affascinanti forme, una delle più grandi bellezze del fumo, secondo lui. Si inseguivamo e cambiavano sempre, riflettendo i suoi pensieri e fondendosi con la sua mente, la trasportavano e si facevano trasportare nell’aria, fino alla timida fessura del vetro, lasciato aperto appena un po’, dove scomparivano e salivano lontano, disperdendosi. La piacevole sensazione di quella prima boccata, l’illusione di essere felice, di aver raggiunto qualcosa, qualcosa che in fondo non è nient’altro che fumo.
Fumando, però, capì che non era quella sigaretta che stava cercando; quel senso di vuoto infatti non cessò e neanche quella strana mancanza di qualcosa. Come poteva aver pensato che qualcosa di così piccolo potesse risolvere qualcosa di così grande? Accese la macchina e, partendo, buttò il mozzicone dal finestrino, chiedendosi ancora una volta il perché, chiedendosi ancora cosa stava cercando, chiedendosi ancora qualcosa…

It has to start somewhere
It has to start sometime
What better place than here
What better time than now

martedì, maggio 25, 2004

EDITORIALE


Ciao a tutti, questo è in pratica il mio primo post e vorrei cogliere quindi l'occasione per spiegare il titolo da me scelto per questo blog.
Il concetto di uguaglianza è una gran bella cosa, credo, ma penso anche che possa essere visto sotto un duplice aspetto: l'uguaglianza che comporta gli stessi diritti e doveri per tutti, ma anche l'uguaglianza che ci porta a essere tutti uguali ed omologati; penso quindi che non bisognerebbe parlare di uguaglianza ma di parità altrimenti entra in gioco un concetto di uniformità che non mi piace molto.
Comunque..a parte questi ragionamenti lessico-maniacali vorrei che questo blog facesse uscire la nostra diversità, il nostro non essere tutti uguali, che facesse capire a chi parla di giovani che non ci comportiamo tutti nello stesso modo, ma che qualcuno ogni tanto ragiona ancora; spero che tutto questo esca attraverso quello che pensiamo, ciò che scriviamo, le cazzate che diciamo o le cose che facciamo notare agli altri.
Questo è quanto volevo dirvi, per il resto, ad ognuno la libertà di dire ciò che vuole.
Statemi bene...



lunedì, maggio 24, 2004

I think you're gonna find -- when all this shit is over and done -- I think you're gonna find yourself one smilin' motherfucker. Thing is Butch, right now you got ability.But painful as it may be, ability don't last.
Now that's a hard motherfuckin' fact of life, but it's a fact of life your ass is gonna hafta git realistic about. This business is filled to the brim with unrealistic motherfuckers who thought their ass aged like wine.
Besides, even if you went all the way, what would you be? Feather-weight champion of the world. Who gives a shit? I doubt you can even get a credit card based on that.
Now the night of the fight, you may fell a slight sting, that's pride fuckin' wit ya. Fuck pride! Pride only hurts, it never helps. Fight through that shit. 'Cause a year from now, when you're kickin' it in the Caribbean you're gonna say, "Marsellus Wallace was right."
In the fifth, your ass goes down.