giovedì, luglio 22, 2004

Nuovo Simon

Simon era ancora su quel palazzo, su quel palazzo dannato, su quel palazzo dove aveva passato un intera vita, si domandava allo stesso tempo perchè era li e perchè non era da un' altra parte, ma ormai era troppo tardi.
Nella sua vita aveva corso fino allo sfinimento e ormai non gli bastava più niente, non gli restava più niente, la sua vita aveva deciso per lui e lui stesso si era lasciato guidare dalla sua sfrenata confusione.
Guardava quelle piccole persone in fondo sulla strada e immaginava che fossero formiche, che le potesse schiacciare senza problemi, che il suo potente ma non gigantesco 43 avrebbe potuto distruggere intere popolazioni se lo avesse voluto, ma non era cosi, sarebbe stato troppo semplice, la vita gli aveva dato quella strana sensazione interna di bontà e gentilezza che non poteva evitare e cosi ogni giorno spegneva una candela e ne accendeva una nuova sperando che la vita passo per passo lo potesse aiutare.
Ma non fu mai cosi, e non lo sarebbe stato
Jane dopo l'ennesima furiosa lite decise di andarsene e di portare via con se Howard il piccolo di 7 anni che aveva avuto con un' altro uomo prima di mettersi con lui, Simon ci si era affezionato e lo trattava come un figlio, ed era ormai per lui una tortura separarsene.
Gli mancava tutto di Jane anche se la considerava una stronza, non riusciva a vivere senza e più questa situazione si delineava più lui perdeva le speranze e complicava qualsiasi cosa: il lavoro, gli amici, la famiglia, cominciava a non esserci più niente di concreto su cui vivere, niente su cui basare la propria esistenza, nessuna meta.
Il palazzo gli sembrava cosi alto da tagliare il cielo e l'aria che respirava era più pura di quella della città; l'altezza anche se allo stesso tempo lo impauriva gli dava una certa tranquillità, una sorta di benessere che un colpo di pistola o un cappio al lampadario non gli avrebbero dato.
Si tolse la giacca perchè voleva aprire bene le braccia, voleva lasciarsi andare senza impedimenti, voleva che le sue mani potessero tagliare l'aria come coltelli, voleva essere felice di morire, felice di andarsene, almeno senza fastidi.
Si avvicinò al parapetto e non gli fu semplice come aveva pensato per tutto quel tempo fino a quel momento, i dubbi cominciarono ad affiorare in un ordine spasmodico, tutti contemporaneamente in un crogiolo di emozioni e di paure che lo fecero vacillare, vide tutto muoversi in modo anormale, ebbe paura e fece marcia indietro accasciandosi a terra con le spalle verso il vuoto.
Sudava forte e incessante e la sua camicia cominciava a farsi bagnata, ora tremava di terrore, non aveva neanche più la certezza di morire, non aveva più la certezza di niente, adesso forse avrebbe dovuto vivere una schifosa vita che non gli sarebbe piaciuta, sapendo che mai e poi mai avrebbe potuto morire grazie alle sue mani, avrebbe dovuto aspettare il suo momento come tutti gli esseri mortali.
Si fece coraggio e si lanciò correndo sul parapetto e prima di buttarsi prese un respiro forte, pensando fosse l'ultimo, aspirando l'aria pura di quel momento, immaginando già i parenti in pianto sulla sua sua bara, immaginando il suo funerale in uno di quei verdi cimiteri americani quasi come fosse un serial televisivo...cercò di lanciarsi ma non ce la fece, e allora si arrabbiò urlando e cominciò a piangere, pianse disperato, fino a fare diventare blu le labbra, battendo i pugni sul pavimento, dimenandosi in preda ad un attacco isterico, era un fallito su tutti i campi, non era riuscito a fare niente, ne all'inizio ne alla fine.
Aveva toccato il fondo e cosi non poteva scendere più in basso cosi si arrabbiò con se stesso per essere un perdente e diventò rabbioso per non avere il controllo della sua vita.
Per la prima volta nella sua vita costruì qualcosa da solo, qualcosa da cui poter partire, una forza che neanche lui sapeva di avere.
Simon prese coscienza di quello che stava succedendo sentendosi un po meglio, cosi fece la cosa più intelligente che potesse mai fare, prese il suo cellulare e chiamò Jane.
Dopo vari tentativi di lei di interrompere la conversazione Simon si impose e le disse che non gliene fregava niente se lei non voleva stare più insieme a lui, ma avrebbe dovuto dirglielo in faccia, avrebbe dovuto spiegargli le ragioni per cui voleva farlo e non scappando come aveva fatto lei, e poi se avesse scelto la sua strada lui certo non l' avrebbe costretta a rimanere.
Anche lei fu sorpresa dal nuovo Simon, gli fece paura ma allo stesso tempo gli piaceva di nuovo, gli era apparso più autoritario e più deciso e forse poteva dargli ancora una possibilità.
Ormai Simon aveva raccolto le sue forze e con tutto se stesso voleva sollevare la sua vita dal più putrido pantano spingendola verso un campo più pulito, gli mancavano ancora tante cose da mettere a posto ma non era quello punto, il punto era Simon, era cambiato e voleva vivere.
Dopo aver acciuffato Jane per il rotto della cuffia si lanciò a riprendersi il suo lavoro e li ebbe prova che del vecchio Simon non ce ne era più traccia, il nuovo Simon faceva scintille e la sua personalità sbalordiva la gente.
Mancavano ancora tante cose ma decise di scusarsi con Pete il suo amico di infanzia, lo aveva trattato male dopo essersi scolato una decina di birre, quando affoghi i tuoi problemi nell' alcool diventi un pessimo amico qualsiasi persona tu sia: vecchio o nuovo Simon.
Era stato troppo per Pete sentire quelle parole, aveva deciso di non parlargli più.
Simon sapeva che era un incazzatura passeggera e che sarebbe passata con il tempo ma gli dava fastidio comunque di averlo trattato male.
La macchina di Simon sfrecciò sulla strada e arrivò davanti a casa di Pete, vide che il suo amico stava uscendo, i loro sguardi si incrociarono e Pete affrettò il passo per arrivare prima alla macchina, Simon si accorse di ciò e parcheggiò quella stupida macchina cosi come poteva e attraversò la strada correndo...in quel momento passò un camion e lo travolse cosi violentemente che il suo corpo si spezzò come un ramo nella tempesta, in quel preciso istante vide tutto nero, sentì il suo respiro che finiva, e strinse i denti rammaricato per l'ultima volta...immaginando già i parenti in pianto sulla sua bara, immaginando il suo funerale in uno di quei verdi cimiteri americani quasi come fosse un serial televisivo.

Tyler Durden


lunedì, luglio 19, 2004

Ray (2)

Il sangue. È troppo tutto quel sangue.
Ma è così bello.
È il suo.
È così debole, così piccola, così indifesa.
Non volevo farle del male.
Ma l’ha voluto lei.
Il buio mi ricopre e ci circonda: me e il suo corpo straziato. Adesso è ancora più bella. L’orrore del sangue è in contrasto con la dolcezza del suo viso e lo rende ancora più affascinante. Come è dolce. Ultimo attimo di un passato che non ci sarà più. Ho paura. Ho paura che non smetterò mai di amarla.
E intorno il buio silenzioso.
A volte sono attimi. Una scintilla che scatena un incendio. Una voce che scatena il pianto. Un amore che esplode in rabbia. E poi tutto passa e l’odio se ne va, torna l’amore ma il sangue rimane. Sopra le mie mani.
Com’era fresco il suo profumo, la sua pelle contro la mia in istanti infiniti di vera vita.
E ora momenti incancellabili di morte. Com’è sottile la linea che li divide.
Sono felice.
È tornata ad essere solamente mia.
Se ne era andata ma adesso è tornata indietro.
Buio.
All’improvviso: luce... Sono sveglio.

venerdì, luglio 16, 2004

R.D.

 


giovedì, luglio 15, 2004

Le iene

"Che succede se il direttore non consegna i diamanti?"
"Adesso ti spiego. Se ti capita un impiegato o un cliente che si crede Charles Bronson, afferri la pistola e gliela sbatti sul naso. Quello casca per terra urlando, col sangue che gli schizza dal naso. Se una stronza comincia a romperti il cazzo, la guardi come se stessi per darle un cazzotto sulla faccia, vedrai se non la pianta subito. Con i direttori è tutta un' altra faccenda, invece. Sanno che è meglio non fare stronzate. Però se capita quello scemo che si crede un cowboy, quel figlio di troia devi spezzarlo in due. Se ti serve un' informazione e non te la dà, gli tagli via un dito, il mignolo, e gli dici che dopo toccherà al pollice. Ti dirà anche se indossa mutandine di pizzo."

Le iene

Alex Drastico

Cornuto, sappi che quello è il mio motorino. Le maledizioni si attaccheranno al sellino che salterà via e, mentre stai salendo al volo, un ferro nel culo ti insegnerà a non metter più il naso tra i cazzi miei.

Alex Drastico

Alex Drastico

Che un accesso di dissenteria colpisca la tua faccia da culo impedendoti di mangiare per una settimana.

Alex Drastico

Alex Drastico

In più prego madre natura di farti sordo, muto, cieco ma non per sempre, minchia, cieco, ma non per sempre. Che la vista ti venga sporadicamente per pochi secondi proprio nel momento in cui ti trovi davanti a uno specchio, cosicchè tu sia costretto a vedere quella gran faccia di culo che ti ritrovi!

Alex Drastico

lunedì, luglio 12, 2004

Ray (1)

Ray aveva sfidato chi non aveva niente da perdere e prima di tutti il mondo. Ma il mondo non ha accettato la sua sfida perché il mondo voleva vincere ancora prima di combattere con Ray. Perché solo accettare la sua sfida sarebbe stata una sconfitta. Ray era solo e in effetti la sfida l’aveva persa, il mondo aveva vinto, lui era in ginocchio e aveva pianto ma ormai non serviva più a niente. Ray aveva sperato che tutto quello non accadesse, aveva sempre creduto che quello non sarebbe mai stato necessario e sarebbe stato inoltre anche abbastanza stupido. E così aveva perso. Il mondo ancora una volta rideva su di lui, piccola vittima del grande gioco delle cose, solo una mosca senza anima né cervello che cerca di lottare per rimanere a galla. E l’orgoglio aveva fatto il resto. Per orgoglio e gelosia aveva sfidato e per gelosia e orgoglio aveva perso. Ma una piccola parte nascosta in fondo a lui. Un piccolo brandello di carne e anima nel luogo più recondito del suo corpo, in fondo era felice. Una sottilissima parte del suo cervello era convinta di aver vinto, di essere riuscita a fare ciò che voleva e forse solo questo riusciva a tenere in piedi Ray. Riusciva a tenerlo abbastanza in piedi da permettergli di scappare, permettergli di fuggire lontano da tutto e tutti, da solo. Non abbastanza lontano però dal mondo. Quel mondo che Ray per una volta nella sua vita aveva provato a sfidare.

- Lascia stare il coltello! - disse lei a questo punto.
- A che punto? - direte voi.
- A questo punto! - dirò io.
- Si, ma cosa c’entra il coltello? – direte.
- Ah, beh, questo lo so soltanto io! – dirò.



domenica, luglio 11, 2004

Domanda

E' meglio pentirsi di ciò che si è fatto, o di cio' che non si è fatto?

Non so per voi, ma secondo me la seconda..........

giovedì, luglio 08, 2004

Vi è mai capitato di essere buono con una persona e prenderlo nel culo?
A me tante volte, ma sono contento cosi, preferisco prenderla nel culo, e poi abbandonare la persona che mi ha gabbato al suo destino, felice com'è senza più parlarci, senza più dargli conto, preferisco mettere le cose a posto cosi come viene, dura e dolorosa ma almeno non sarò io a metterlo nel culo agli altri e non sarò io a dover soffrire.
Probabilmente sbaglio, dovrei essere più cattivo, ma in questo mondo ci sono già abbastanza cattivi: gente che uccide, gente che ha contro l'85% dei mass media, gente che è piena di soldi e che per sganciare 25 euro riesce a rimangiarsi tutti gli accordi presi.
Forse noi non siamo ciò che la vita voleva, o forse siamo noi stessi a non volerla, ma sta di fatto che questo conflitto insanabile ci rende talvolta incapaci di reagire spostandoci dalla parte dove non vorremmo essere: quella del boia.
Io l'unica cosa che faccio è ricordare, ricordare, ricordare, non perdere neanche un istante della mia vita per vedere di fare meglio di quello che ho fatto in precedenza, tante volte funziona ma il mio nemico più grande è la menzogna, forse dovrei imparare anch'io a promettere un milione di posti di lavoro, sicuramente la gente mi darebbe più conto.

tyler

mercoledì, luglio 07, 2004

Il Blog Di Berlusconi

http://silvioberlusconi.splinder.com/

lunedì, luglio 05, 2004

I Have A Dream.

Nella macchina (vietato ai minori di 18 anni, prima di leggerlo leggete il post precedente)

La macchina sembrava essere stata fabbricata apposta per quella sera, non aveva graffi, ne sporcizia e la sua lucentezza brillava ogni volta che attraversavamo le luci dei lampioni.
L’uomo sulla cinquantina dopo aver caricato me in macchina salì davanti insieme all’autista e alzò il finestrino oscurato che divideva il vano pilota dal nostro vano lasciandoci da soli.
Li dietro avevamo tutto ciò che si poteva desiderare, portaghiaccio con shampagne, televisione, radio e una decina di poltrone comodissime, ma quello che era più importante era la presenza di tre femmine che neanche Dio avrebbe fatto cosi bene.
Quando il finestrino si chiuse tremavo, guardavo la bionda in tutti i suoi punti: la scollatura, le gambe, la vita, gli occhi, i capelli, e senza rendermene conto la stavo già baciando, le gambe di lei mi si avvinghiarono attorno alla schiena ed io la appoggiai sul sedile di traverso mentre lei mi levava la maglietta.
La maglietta volò sul pannello posteriore e mentre toglievo i suoi vestiti, la mora e la rossa avevano incominciato senza di noi, la mora con un aria maliziosa aveva infilato la lingua nell’orecchio della rossa e quest’ultima presa dall’eccitazione aveva incominciato a masturbarla, in quel mentre di eccitazione la bionda mi abbracciò e si girò mettendosi sopra di me, io rimasi in fissa su quella scena cosi tanto eccitante che non riuscivo a crederci cosi la rossa si accorse che la stavo guardando e con uno sguardo da perderci gli occhi si lanciò su di me baciandomi violentemente, non riuscii a capire bene cosa successe ma penso che dopo il bacio lei mi morse il labbro inferiore, erano troppe le cose che succedevano in un solo istante.
Ero cosi eccitato che non mi accorsi neppure che la mia erezione era davvero enorme avevo un vulcano fra le gambe, ma qualcuna se ne era già accorta, la bionda mi prese la nuca avvicinandomi a se e mi baciò sulla bocca, poi mi leccò il petto fino ad arrivare in fondo, accarezzò il mio membro e cominciò a baciarlo, con precisione, sempre con lentezza, e con la mano, incominciò un movimento languido alla base di esso, continuò a baciarlo fino in fondo, ad assaporarlo fino alla fine e non smise mai finchè non fui io a pregarla di smettere perché stavo per venire.
Lei contrariamente a quello che le chiesi non smise, mi bloccò le mani e continuò nel suo lavoro fino a quando non ebbe finito pulendo tutto con impressionante precisione.
Preso alla sprovvista cercai di dire qualcosa ma la mora senza che io me ne accorgessi lasciò la rossa e, nuda e calda mi abbracciò tenendomi forte, cominciò ad accarezzarmi e baciarmi finchè non fui pronto per un secondo round.
Nel momento giusto mi prese il “freno a mano� e se lo infilò dolcemente all’interno di se e cominciò a spingersi avanti e indietro, io assecondavo soltanto il movimento ma non riuscivo a darmi pace perché il caldo dentro di me avvampava e soprattutto perché non smettevo di guardare: ne lei che su di me gemeva producendo dei rumori che un uomo può solo definire paradisiaci, ne le altre due che si leccavano guardandosi come se fossero innamorate, come se l’amore etero non fosse mai esistito.
Il mio orgasmo sembrava non avere fine, era passata ormai un’ora ed io ero sul punto di esplodere, la mora ormai gemeva tanto che se fossimo stati in un altro posto avrei dovuto chiuderle la bocca con un cuscino, e intanto che noi danzavamo nel limbo fra il piacere e l’ossessione le altre due, nude e disinibite si scambiavano la loro eccitazione alternandosi, nell’attesa che si liberasse un posto, con il sottoscritto.
Stavo per venire e sapevo che avrei lasciato andare un urlo spaventoso di soddisfazione ma non mi importava, e sapevo di non avere il preservativo e quindi che le sarei venuto dentro ma neanche questo mi importava, quell’orgasmo cosi bello e cosi spontaneo sarebbe stato poco dopo il secondo più bello della mia vita ma in quel momento era il massimo, qualcosa di irraggiungibile.
Venni, e urlai, urlai e sospirai, e urlai ancora.
Respirai…in quel momento non fui neanche in grado di aprire gli occhi che la rossa mi aveva gia preso, mi morse il collo e mi conficcò le unghie nella schiena, mi eccitava da impazzire, e anche se erano passati cinque secondi da quando ero venuto per la seconda volta in quella frenetica notte, il freno a mano era tornato, più di prima.
Lei mi guardò dopo avermi baciato e rise, un sorriso di quelli che hanno un’estremità più alta dell’altra, uno di quelli rossi come il fuoco che non puoi rifiutare, che il solo vederlo potrebbe farti impazzire facendoti buttare nel cesso un’intera vita dedicata a moglie e figli.
Stetti al gioco e la presi da dietro, e con veemenza cominciai a colpirla, sempre più forte, sempre più deciso e non seppi smettere, lei rise sempre di meno e cominciò a gemere e ad urlare, cominciò a farsi docile e lasciva, cominciò a sentirmi dentro.
La passione mi scaturiva dalle vene, da dentro, il mio cuore pompava come un ossesso e il mio corpo era ormai bagnato di sudore, lei aumentava sempre di più la velocità, era sempre più decisa, sempre più ambiziosa, voleva tutto e subito, voleva sempre il meglio.
Anche con lei venni dentro, anche con lei urlai, ma più forte, con più piacere, come se dentro di me non ci fosse più niente, come se tutti i miei problemi fossero andati in quell’orgasmo, come se dentro di me quella parte accesa si fosse spenta dopo essere esplosa in una fiammata eterea, allora sentii il mio corpo caldo appoggiato sul suo, sentii il mio viso appoggiarsi sulla sua calda e morbida guancia, sentii il mio respiro affannoso e la mia voce ancora provata dall’amplesso, in quel momento mi sentii veramente tranquillo come se avessi corso per degli anni, quel secondo durò una vita cosi per l’ultima volta vidi il nero dei miei occhi chiusi, poi più niente.

tinto brass tyler :-)

prologo

prima che leggiate il racconto voglio che sappiate che è il continuo del racconto "la macchina".
Questa parte la racconta Harry continuando il racconto precedente.
Avevo promesso questo pezzo a Mfm e spero che gli piaccia, gli altri spero non mi prendano per un maniaco, per me è stato un tentativo di espressione in un modo insolito, diciamo più originale, una nuova impresa su cui cimentarsi,

vietata la lettura ai minori di 18 anni

tyler

domenica, luglio 04, 2004

Momenti

Ci sono momenti in cui anche sperare ti sembra inutile,
momenti in cui la pioggia assomiglia alle tue lacrime,
ci sono momenti in cui anche il tuo stesso pensiero ti è nemico,
momenti in cui le giornate ti sembrano infinite,
ci sono momenti in cui ti senti solo, distrutto, inutile, finito……
momenti in cui il cielo grigio ti opprime,
ci sono momenti in cui ti senti incompreso e
momenti in cui vorresti essere un gabbiano per volare lontano.
Ti dicono che sono solo momenti, ma……
La vita è fatta di momenti


Anonimo

venerdì, luglio 02, 2004


Riga & Tia

La macchina

Harry finiva sempre con l'arrampicarsi sui vetri, era il free-climber dei discorsi, riusciva sempre a cavarsela e non riusciva mai a smetterla di cacciarsi nei guai.
Lui come la maggior parte dei ragazzi che erano di quello stampo, di quella razza, sapeva di ottenere tutto ciò che voleva, ma non era di quelli che tengono tutto per se aveva una grande generosità e sapeva darti una grande amicizia.
Ormai non lo vedo più da quando è salito su quella macchina quella notte di due mesi fa, nessuna traccia, svanito nel nulla, ma quella notte è stato tutto cosi limpido e solo io lo so, ma non posso dirlo a nessuno, mi prenderebbero per pazzo, forse addirittura mi sono immaginato tutto ma non smetto di credere che probabilmente è successo davvero, che quella macchina proveniente dal nulla si sia portata via il mio migliore amico senza che io potessi difenderlo, senza che io potessi fare niente per aiutarlo.
Proverò a spiegarvi come è andata, probabilmente non mi crederete, allora se non mi credete mettiamola cosi, sto cercando di ricordare un grande amico nel modo migliore possibile, dedicandogli una storia, qualcosa che non si cancella mai dalla memoria...ma per me resta sempre la verità.
Il sabato sera ci ritroviamo sempre in un parcheggio prima di uscire a bere, è il nostro punto di partenza e di arrivo per tutte le serate, non ci sarebbe più gusto a cambiare posto, e la tradizione è sempre la tradizione, è li che è cominciato quella sera, ed è li vicino che noi, io e Harry abbiamo trovato quella macchina, se si può dire cosi, sarebbe meglio dire che quella macchina ha trovato noi.
…�Harry, se ci sbrighiamo riusciamo a prenderci una pizza gratis in quel posto dove siamo andati giovedì sera, bastano due birre: una io, una te e ci spariamo una pizza in due, che ne dici?
“Non ho voglia di prendere la macchina fare 10 chilometri e arrivare in un posto che potrebbe essere chiuso, e poi non ho voglia di guidare.�
“Mhm, mi hai smontato l’idea della pizza, ora rimarrò con la bava finchè non mi addormenterò�
“Dai facciamoci due passi che cosi smaltisci la bava in eccesso.�
Ci incamminammo per una strada che facevo a piedi soltanto per portare il mio cane a fare pipi, non c’era anima viva e la gente li non abitava, c’era solo un vecchio negozio abbandonato.
Harry si accese una sigaretta e mi disse:
“Hai visto le cameriere dello Swing, quelle si che sono fighe, poi per i vestiti che portano dovrebbero avere il porto d’armi.�
Io non potei fare a meno di ridere, e gli dissi:
“Io darei qualsiasi cosa per scopare con due tipe, per me sarebbe il massimo, sarebbe il raggiungimento di un sogno, poi potrei diventare impotente per tutta la vita.�
Harry cominciò a sghignazzare e la sua risata era una di quelle risate grasse che ti travolgono e ti trascinano e anche se in quel momento da ridere non c’è niente tu non puoi non fare a meno di farlo, quella risata era l’ariete di tutte le battute, nessuno poteva resistere a quella risata, soprattutto le ragazze, non riuscivano a non svenirgli dietro, ci provavano, tentavano di resistergli ma lui era per loro un sogno che dovevano provare a raggiungere e lui come sempre non deludeva nessuno, esaudiva i desideri di tutti.
Se Harry non fosse stato cosi grande probabilmente quella sera non se ne sarebbe andato, sarebbe stato contento di negare quell’ invito, sarebbe stato contento di quello che aveva già, ma i grandi sono ambiziosi e non vogliono qualcosa, vogliono tutto.
“Che ne sai magari un giorno due ciccione ti violentano in un vicolo!!!�
Altra risata grassa con spreco di sputazzi.
Harry buttò la sigaretta e mi fece cenno che dovevamo andare, ci incamminammo nel buio ed ad un certo punto una macchina si fermò per chiederci qualcosa, era una limousine nera scintillante, sembrava non avere ne un granello di sporco ne un minimo graffio, i vetri erano a specchio, oscurati e quindi dentro non si vedeva niente ma ad un certo punto uno dei finestrini si abbassò e vidi un uomo sulla cinquantina vestito da manager, sembrava abbastanza sovrappeso, e notai che si stava asciugando il sudore della fronte con un fazzoletto bianco.
Mi guardò e mi disse:
“Ehi giovane.�
“Io?�domandai.
“Si tu, guarda dentro la macchina…�
Quello che vidi penso che me lo ricorderò per tutta la vita, all’inizio avevo paura di guardare pensavo che mi volessero rapinare o qualcosa del genere, ma all’interno della macchina scorsi dei lunghi capelli biondi, poi mori, e poi rossi, c’erano tre ragazze bellissime, stupende, inimmaginabili in quella macchina, tutte e tre mi salutarono e la mora oltre a far ciò mi fece l’occhiolino, mi eccitai in un lampo e non capii più niente, anche Harry era sconcertato, ma lui lo era ancora più di me.
“Le vuoi? Stanno aspettando solo te, vieni in macchina con noi e passerai una notte fantastica, la più bella della tua vita e non desidererai più averne altre.�
Dopo aver detto quella frase guardai bene quell’ uomo cosi apparentemente insignificante e scorsi che non aveva le pupille, i suoi occhi erano neri come il carbone e sembravano immensamente profondi, come se non avesse niente in quel corpo.
Non ero stato mai tentato cosi tanto in vita mia, avevo paura di prendere quella decisione ma l’ idea di essere dentro quella macchina mi aveva provocato un’eccitazione tanto forte da non capire neanche più chi ero e se ne valeva la pena, volevo solo entrare in quella macchina.
La mia indecisione anche se di pochi secondi fu però la fine di Harry, il signore di mezza età ad un certo punto mi guardò stizzito e disse:
“Va bene, ho capito, non te la senti, e tu Harry ti fai un giro con noi?�
Harry non aveva mezze misure o tutto o niente, non aveva paure, non aveva rimpianti ma il suo problema era che non sapeva rinunciare a nulla.
“Va bene.� rispose
“Harry…� provai a chiamarlo io ma lui era già in macchina abbracciato alla bionda, le bionde erano la sua passione, le bionde erano qualcosa che trascendeva il sesso, l’amore e i sentimenti, le bionde facevano gruppo a parte.
La porta si chiuse e nel finestrino vidi che Harry stava baciando la bionda, l’invidia fu solo di pochi secondi poi arrivò la paura, arrivò il senso di colpa perché non ero riuscito a portare via il mio amico dalla sua fine, come sempre l’eccesso.
In quella macchina avrei dovuto esserci io e non Harry, ma forse era già stato tutto deciso.
Non lo vidi più.


tyler

giovedì, luglio 01, 2004

Credo.

Oggi ho avuto una discussione con un mio amico. Lui, beh… lui è uno di quelli bravi... Bravi a credere in quello in cui gli dicono di credere... lui dice che se uno non crede in certe cose non crede in niente... beh non è vero.
Anch’io credo.

Credo nelle rovesciate di Bonimba e nei reef di Keith Richard.

Credo al doppio suono di campanello del padrone di casa che vuole l’affitto ogni primo del mese.

Credo che ognuno di noi si meriterebbe di avere una madre e un padre che siano decenti con lui, almeno finché non si sta in piedi.

Credo che un Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.

Credo che non sia tutto qua. Però prima di credere in qualcosa d’altro bisogna fare i conti con quello che c’è qua e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio.

Credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecentomila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio capo-reparto difficilmente cambieranno le cose.

Credo che c’ho un buco grosso dentro, ma anche che il Rock‘n’Roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici... beh ogni tanto questo buco me lo riempiono.

Credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso e credo che da te stesso non ci scappi neanche se sei Eddie Merx.

Credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.

Credo che per credere in certi momenti ti serve molta energia, ecco, allora vedete di ricaricare un po’ le vostre scorte con questo...
(Parte "Rebel Rebel" di David Bowie)

Da "Radiofreccia".

Aragosta.


Il sole di Barcellona brucia.