Nuovo Simon
Simon era ancora su quel palazzo, su quel palazzo dannato, su quel palazzo dove aveva passato un intera vita, si domandava allo stesso tempo perchè era li e perchè non era da un' altra parte, ma ormai era troppo tardi.
Nella sua vita aveva corso fino allo sfinimento e ormai non gli bastava più niente, non gli restava più niente, la sua vita aveva deciso per lui e lui stesso si era lasciato guidare dalla sua sfrenata confusione.
Guardava quelle piccole persone in fondo sulla strada e immaginava che fossero formiche, che le potesse schiacciare senza problemi, che il suo potente ma non gigantesco 43 avrebbe potuto distruggere intere popolazioni se lo avesse voluto, ma non era cosi, sarebbe stato troppo semplice, la vita gli aveva dato quella strana sensazione interna di bontà e gentilezza che non poteva evitare e cosi ogni giorno spegneva una candela e ne accendeva una nuova sperando che la vita passo per passo lo potesse aiutare.
Ma non fu mai cosi, e non lo sarebbe stato
Jane dopo l'ennesima furiosa lite decise di andarsene e di portare via con se Howard il piccolo di 7 anni che aveva avuto con un' altro uomo prima di mettersi con lui, Simon ci si era affezionato e lo trattava come un figlio, ed era ormai per lui una tortura separarsene.
Gli mancava tutto di Jane anche se la considerava una stronza, non riusciva a vivere senza e più questa situazione si delineava più lui perdeva le speranze e complicava qualsiasi cosa: il lavoro, gli amici, la famiglia, cominciava a non esserci più niente di concreto su cui vivere, niente su cui basare la propria esistenza, nessuna meta.
Il palazzo gli sembrava cosi alto da tagliare il cielo e l'aria che respirava era più pura di quella della città ; l'altezza anche se allo stesso tempo lo impauriva gli dava una certa tranquillità , una sorta di benessere che un colpo di pistola o un cappio al lampadario non gli avrebbero dato.
Si tolse la giacca perchè voleva aprire bene le braccia, voleva lasciarsi andare senza impedimenti, voleva che le sue mani potessero tagliare l'aria come coltelli, voleva essere felice di morire, felice di andarsene, almeno senza fastidi.
Si avvicinò al parapetto e non gli fu semplice come aveva pensato per tutto quel tempo fino a quel momento, i dubbi cominciarono ad affiorare in un ordine spasmodico, tutti contemporaneamente in un crogiolo di emozioni e di paure che lo fecero vacillare, vide tutto muoversi in modo anormale, ebbe paura e fece marcia indietro accasciandosi a terra con le spalle verso il vuoto.
Sudava forte e incessante e la sua camicia cominciava a farsi bagnata, ora tremava di terrore, non aveva neanche più la certezza di morire, non aveva più la certezza di niente, adesso forse avrebbe dovuto vivere una schifosa vita che non gli sarebbe piaciuta, sapendo che mai e poi mai avrebbe potuto morire grazie alle sue mani, avrebbe dovuto aspettare il suo momento come tutti gli esseri mortali.
Si fece coraggio e si lanciò correndo sul parapetto e prima di buttarsi prese un respiro forte, pensando fosse l'ultimo, aspirando l'aria pura di quel momento, immaginando già i parenti in pianto sulla sua sua bara, immaginando il suo funerale in uno di quei verdi cimiteri americani quasi come fosse un serial televisivo...cercò di lanciarsi ma non ce la fece, e allora si arrabbiò urlando e cominciò a piangere, pianse disperato, fino a fare diventare blu le labbra, battendo i pugni sul pavimento, dimenandosi in preda ad un attacco isterico, era un fallito su tutti i campi, non era riuscito a fare niente, ne all'inizio ne alla fine.
Aveva toccato il fondo e cosi non poteva scendere più in basso cosi si arrabbiò con se stesso per essere un perdente e diventò rabbioso per non avere il controllo della sua vita.
Per la prima volta nella sua vita costruì qualcosa da solo, qualcosa da cui poter partire, una forza che neanche lui sapeva di avere.
Simon prese coscienza di quello che stava succedendo sentendosi un po meglio, cosi fece la cosa più intelligente che potesse mai fare, prese il suo cellulare e chiamò Jane.
Dopo vari tentativi di lei di interrompere la conversazione Simon si impose e le disse che non gliene fregava niente se lei non voleva stare più insieme a lui, ma avrebbe dovuto dirglielo in faccia, avrebbe dovuto spiegargli le ragioni per cui voleva farlo e non scappando come aveva fatto lei, e poi se avesse scelto la sua strada lui certo non l' avrebbe costretta a rimanere.
Anche lei fu sorpresa dal nuovo Simon, gli fece paura ma allo stesso tempo gli piaceva di nuovo, gli era apparso più autoritario e più deciso e forse poteva dargli ancora una possibilità .
Ormai Simon aveva raccolto le sue forze e con tutto se stesso voleva sollevare la sua vita dal più putrido pantano spingendola verso un campo più pulito, gli mancavano ancora tante cose da mettere a posto ma non era quello punto, il punto era Simon, era cambiato e voleva vivere.
Dopo aver acciuffato Jane per il rotto della cuffia si lanciò a riprendersi il suo lavoro e li ebbe prova che del vecchio Simon non ce ne era più traccia, il nuovo Simon faceva scintille e la sua personalità sbalordiva la gente.
Mancavano ancora tante cose ma decise di scusarsi con Pete il suo amico di infanzia, lo aveva trattato male dopo essersi scolato una decina di birre, quando affoghi i tuoi problemi nell' alcool diventi un pessimo amico qualsiasi persona tu sia: vecchio o nuovo Simon.
Era stato troppo per Pete sentire quelle parole, aveva deciso di non parlargli più.
Simon sapeva che era un incazzatura passeggera e che sarebbe passata con il tempo ma gli dava fastidio comunque di averlo trattato male.
La macchina di Simon sfrecciò sulla strada e arrivò davanti a casa di Pete, vide che il suo amico stava uscendo, i loro sguardi si incrociarono e Pete affrettò il passo per arrivare prima alla macchina, Simon si accorse di ciò e parcheggiò quella stupida macchina cosi come poteva e attraversò la strada correndo...in quel momento passò un camion e lo travolse cosi violentemente che il suo corpo si spezzò come un ramo nella tempesta, in quel preciso istante vide tutto nero, sentì il suo respiro che finiva, e strinse i denti rammaricato per l'ultima volta...immaginando già i parenti in pianto sulla sua bara, immaginando il suo funerale in uno di quei verdi cimiteri americani quasi come fosse un serial televisivo.
Tyler Durden
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