lunedì, luglio 12, 2004

Ray (1)

Ray aveva sfidato chi non aveva niente da perdere e prima di tutti il mondo. Ma il mondo non ha accettato la sua sfida perché il mondo voleva vincere ancora prima di combattere con Ray. Perché solo accettare la sua sfida sarebbe stata una sconfitta. Ray era solo e in effetti la sfida l’aveva persa, il mondo aveva vinto, lui era in ginocchio e aveva pianto ma ormai non serviva più a niente. Ray aveva sperato che tutto quello non accadesse, aveva sempre creduto che quello non sarebbe mai stato necessario e sarebbe stato inoltre anche abbastanza stupido. E così aveva perso. Il mondo ancora una volta rideva su di lui, piccola vittima del grande gioco delle cose, solo una mosca senza anima né cervello che cerca di lottare per rimanere a galla. E l’orgoglio aveva fatto il resto. Per orgoglio e gelosia aveva sfidato e per gelosia e orgoglio aveva perso. Ma una piccola parte nascosta in fondo a lui. Un piccolo brandello di carne e anima nel luogo più recondito del suo corpo, in fondo era felice. Una sottilissima parte del suo cervello era convinta di aver vinto, di essere riuscita a fare ciò che voleva e forse solo questo riusciva a tenere in piedi Ray. Riusciva a tenerlo abbastanza in piedi da permettergli di scappare, permettergli di fuggire lontano da tutto e tutti, da solo. Non abbastanza lontano però dal mondo. Quel mondo che Ray per una volta nella sua vita aveva provato a sfidare.