Uscì di casa con la voglia di una sigaretta.
Era già passata mezzanotte oramai, il buio e il freddo entravano nelle ossa e scavavano i pensieri più profondi, fino a renderli puri. Aprì il garage e tirò fuori la macchina per andare da lei… il pensiero di quella sigaretta lo inseguiva e circondava con una striscia di fumo ogni suo movimento. La sensazione di qualcosa che non c’è, la certezza che sarebbe bastata una sigaretta per far finire quell’insicurezza. Mancava qualcosa e solo il pensiero di poter stringere fra le labbra quella sottile linea di carta e tabacco, quel piccolo oggetto tanto inutile quanto affascinante lo faceva stare meglio. Si fermò davanti al primo distributore che trovò, sfilò il portafoglio dalla tasca posteriore dei jeans consumati e tirò fuori tre euro. Mise le monete nella macchinetta e aspettò di vedere cadere il pacchetto, lo prese in mano e lo guardò… con un sottile piacere lo spogliò piano della plastica trasparente e con leggerezza strappò via la carta argentata. Movimenti tanto banali qualche tempo prima, prima di essersi giurato di non toccare più una sigaretta.
Risalì in macchina e, dopo aver girato la chiave nel quadro, premette l’accendisigari. Intanto ne tirò fuori una dal pacchetto e se la portò alle labbra, l’accendisigari scattò e il suo rosso infuocato era un piccolo punto luminoso nel buio di quella notte. La sigaretta si accese con uno spruzzo di fumo.. le pallide scie descrivevano all’interno della macchina delle affascinanti forme, una delle più grandi bellezze del fumo, secondo lui. Si inseguivamo e cambiavano sempre, riflettendo i suoi pensieri e fondendosi con la sua mente, la trasportavano e si facevano trasportare nell’aria, fino alla timida fessura del vetro, lasciato aperto appena un po’, dove scomparivano e salivano lontano, disperdendosi. La piacevole sensazione di quella prima boccata, l’illusione di essere felice, di aver raggiunto qualcosa, qualcosa che in fondo non è nient’altro che fumo.
Fumando, però, capì che non era quella sigaretta che stava cercando; quel senso di vuoto infatti non cessò e neanche quella strana mancanza di qualcosa. Come poteva aver pensato che qualcosa di così piccolo potesse risolvere qualcosa di così grande? Accese la macchina e, partendo, buttò il mozzicone dal finestrino, chiedendosi ancora una volta il perché, chiedendosi ancora cosa stava cercando, chiedendosi ancora qualcosa…
1 Commenti:
clap! clap! clap!
applausi
bella complimenti
tyler durden
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