Sono un intercity
Sapete……è ormai da un po’ di tempo che ci penso, e più ci penso e più mi rendo conto di come la vita di un uomo sia facilmente paragonabile al percorso che compie un treno.
C’è chi è più lento, e chi invece va più veloce, superando così tutti gli altri. La nostra vita compie un percorso ben preciso, senza possibilità di variare. Così allo stesso modo il treno è ancorato ai suoi binari. Non può decidere di uscirne fuori. L’unico modo per farlo è quello di deragliare.
I passeggeri sono le persone che in una certa qual maniera vengono a contatto con noi durante tutto l’arco della vita. C’è chi fa un viaggio corto, uno lungo, c’è chi ha sbagliato treno, e c’è anche chi da quel treno invece non scenderà mai. Naturalmente poi ci sono anche coloro che non pagano il biglietto. Queste rappresentano le persone che non ci piacciono, e che per questo motivo vengono fatte scendere subito.
Il treno non ha possibilità di fermarsi, se non in luoghi prestabiliti come le stazioni. La durata di queste soste però è breve. Ci lascia giusto il tempo di cambiare passeggeri, e poi via pronti a ripartire.
Guardando fuori dal finestrino si possono vedere cose stupende, paesaggi bellissimi e indimenticabili; ma purtroppo tutto passa, e tutto dura un attimo.
Ma c’è un modo per cambiare questa “regola�. Basta solo che uno dei passeggeri tiri il freno d’emergenza. Non importa quale tipo di passeggero lo faccia, l’importante è che qualcuno lo faccia.
In questo modo il treno ha la possibilità di sforare negli orari per fermarsi a guardare uno spettacolo stupendo anche per lungo tempo, tanto è il treno che decide quando ripartire. E non è detto che il ritardo debba essere per forza una cosa negativa. Tanto chi vuole salire veramente sul treno aspetterà sempre il suo arrivo.
La cosa più bella di questa similitudine è che niente è lasciato al caso. Infatti ad esempio, come tutti sapranno, il treno può viaggiare in entrambe le direzioni. Così nulla è perso o passato definitivamente. Si può sempre tornare indietro per riprendere i passeggeri che si sono fatti scendere per sbaglio, oppure per rivivere e rivedere le cose meravigliose dal finestrino.
Traendo le mie conclusioni personali posso dire che io mi considero una sorta di intercity che non sa da dove è partito, e, cosa ancora più grave, non sa dove andrà a finire.
Sulle mie carrozze ci sono pochi passeggeri, molti non hanno il biglietto, e pochi arriveranno al capolinea con me.
Ora comunque sono fermo in una stazione per guasti tecnici, che chissà quando e come riparerò. Sto aspettando un tecnico (che non ho chiamato) disposto a darmi una mano. Ma fino ad allora starò lì, sperando che ad aspettarmi alla prossima stazione ci siano dei passeggeri che vorranno arrivare con me fino a destinazione.
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