QUESTO RACCONTO E' DA FINIRE POSSONO FINIRLO TUTTI, DATEVI DA FARE, CERCHERO' DI FINIRLO ANCHE IO
Odio quell’ espressione sul suo viso, odio quell’ impressione marcata a ferro e fuoco sul suo ghigno di sfida, non ne vedi mai la fine e in qualsiasi cosa tu lo guardi ti accompagnerà per sempre come se fosse la tua stessa ombra. Per Sean ogni cosa è una sfida, ogni sfida va vinta e nella maggior parte delle volte il risultato è monotono. È da tempo che conosco quel lato di lui, nulla conta, solo vittorie, le persone e le cose sono le stesse, solo traguardi, solo trofei, ogni cosa a suo tempo, prima o poi passerà con lui o sotto di lui e non ci saranno rivincite.
Conosco Sean perché lo conoscono tutti, chi non conosce il quater-back nonché capitano della squadra di football, vincitore di 4 campionati di fila? Chi non ha mai visto la sua chioma fluente scintillare alla luce fittizia dei neon scolastici? E chi non mai sentito i suo discorsi come presidente del consiglio studentesco?
“Cristo cosa vorrei rasarlo a zero!!!!�
Ogni giorno lo vedo passare con la sua mercedes d’ importazione decappottabile con i suoi bellissimi, lucentissimi e fottutissimi capelli che lasciano intravedere Eloise Marshall, la più bella ragazza che io abbia mai visto, mio fratello direbbe:
“La cosa più bella del mondo dopo le vongole…si intende?�
Chiunque avrebbe potuto dire che Eloise era brutta ma lo avrebbe fatto solo per invidia.
Sean non era intelligente, ne eccessivamente simpatico, ma era ricco e bravo a giocare a football, in più aveva le 3 caratteristiche fondamentali per arrivare a soddisfare i suoi progetti alla “Mein Kampf�:
-apparenza
-sicurezza
-conoscenze.
Molto più di quello che può permettersi un genio.
Non sto parlando del cattivo delle favole, non era cattivo, aveva di sicuro una brutta faccia da culo ed un’ arroganza sovraumana ma lui non era il tipo di ragazzo che andava in giro a fare scherzi del cazzo con gruppetti di cretini al suo seguito per incutere rispetto…lui il rispetto lo aveva già e voleva portare la sua carcassa avida al più alto posto di comando che ci fosse e non gli importava degli altri, lui avrebbe scalato tutte le barriere possibili e immaginabili per trovare e conquistare il posto che gli spettava di diritto, un gradino sotto Dio.
Nel tempo si delineava sempre più la passione per Sean Anderson e tutti dal primo all’ultimo lo avrebbero aiutato a succedere nel suo intento, tutti quanti, tutti tranne me.
La mia situazione familiare si complicava ulteriormente ogni giorno sempre di più, i miei genitori sembravano degli zombie e io mi sentivo sempre più spaesato come un pinguino in mezzo ad un deserto e questo non mi aiutava nel fronteggiare il mio rivale anzi mi distanziava da lui sempre più.
Ci fu un periodo che lo ammiravo davvero perché pensavo seriamente che ciò che aveva lo doveva al suo grande talento, ma ciò mi parve più limpido e chiaro alcuni mesi dopo quando capii che per suo padre niente aveva un prezzo e quindi avrebbe avuto tutto quello che desiderava.
Oltre alla serie di circostanze spiegate precedentemente era come se quel ragazzo avesse un potere d’attrazione, un passe-partout che gli permettesse di ottenere qualsiasi cosa, dalla più insignificante alla più dannatamente difficile,e lui ne era consapevole, perché il suo sguardo non tradiva un minimo di insicurezza: dove c’era il panico lui era l’eroe, dove c’era una crisi lui era il gran salvatore.
Era un guru e la città come primo obbiettivo della sua ascesa era ai suoi piedi e ciò non faceva nessuno scalpore anche perché gli Anderson erano e sono tutt’ora una famiglia rispettabilissima e lui era un ragazzo molto in gamba.
Mio nonno un giorno mentre camminavamo per andare a prendere le sue amatissime sigarette mi disse:
“Il punto debole di qualsiasi piano è dare per scontato che tu sappia più del tuo nemico�.
E cosi era veramente e questo mi dava almeno un piccolo vantaggio, che seppur piccolo coltivava la speranza in me di poterlo battere, almeno per una volta, strisciante ai miei piedi.
Sean viveva fra l’alba e il tramonto nel quartiere più bello della città dove anche il sole sembrava più vivo e dove gli uccelli non smettevano mai di cinguettare; io invece vivevo in affitto nella periferia a nord, dove in inverno il vento punge le gote e le piante scompaiono fra il bianco della neve, il mio condominio era di colore sbiadito tendente ad un rosso mattone, le sole cose che lo rendevano fiero erano i camini da cui sbuffava pensieroso fumo e il vialetto che portava dal cancelletto d’ingresso alla porta di entrata, era cosi bello che le sue lastre collocate su un piccolo manto erboso splendevano grazie ai lampioni e ogni sera come in una favola invece di attraversare il vialetto mi sembrava di attraversare un fiume camminando sulla superficie dell’acqua come un mago nei migliori film.
Il mio stato d’animo presto cambiò e divenne un’ostinata e riluttante invidia verso quel cazzone che continuava a pavoneggiarsi senza la minima considerazione dell’umiltà che comportava essere nella sua posizione, ma il mio orgoglio tambureggiava vendetta e il mio sangue ribolliva rumorosamente nelle mie vene aspettando di potermi vedere soddisfatto.
Ciò che non ho mai saputo accettare è la sconfitta , De Coubertain scrisse in merito:
“L’importante non è vincere, ma partecipare�io invece ho una visione bassa della vita, il mio motto si discosta molto da quello di De Coubertain è più un:
“Vincere o morire�oppure “morte o gloria�, che io possa essere perdonato per quello che ho fatto e che sto dicendo ma per avere una vittoria ci si impegna a dovere e se non si riesce ad essere più forti la rabbia può renderti schiavo e meschino e farti usare i trucchi più subdoli, perché la vittoria è come una droga, non puoi farne a meno e più ne hai più ne vuoi.
Se io non posso vincere allora non lo farà nessun’ altro.
Non mi ricordo bene esattamente come iniziò ma un giorno io e Sean cominciammo a pensare in grande, e le nostre strade si incominciarono a delineare, ma la mia mente anche se lucida e preparata non poteva niente contro il suo strapotere che marciava demolendo ogni ostacolo che trovava sulla sua strada per arrivare all’agognato posto di vice-Dio.
Al contrario dell’eterno vincitore io arrancavo a fatica senza trovare spiragli e seppellendo i miei vessilli battaglieri sotto un manto di vergogna, lui cresceva, io affondavo, ma come dicevo prima certe persone non abbandonano le proprie ambizioni e sono disposte a seppellire la loro dignità per i propri scopi, e cosi capita, anche nei momenti più bui che il vento cambi direzione e che qualcuno riacquisti la fortuna persa per strada, ma non sempre è la persona giusta…
Tyler
1 Commenti:
cari ARS e MFM so che solo voi potete farcela...non deludetemi
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