Un Sogno
- Ciao papà ! Allora come stai? Quand’è che arrivi? Qua ti stanno aspettando tutti, manchi solo tu. -
- No, no, non è tesa. Diciamo che non sta più nella pelle, però è abbastanza tranquilla. Allora quanto ti ci vuole ad arrivare, vuoi che vengo a prenderti? -
- Va bene fai come vuoi, però sbrigati. -
- Papà , ci sei?… Papà ...Questi cazzo di telefoni..Papà ma sei ancora lì? Sento la televisione… -
- Sara, vieni qui presto. Papà non risponde al telefono, tutto ad un tratto non l’ho più sentito, però la linea c’è ancora... Vado a vedere se è tutto a posto, tu non preoccuparti e pensa al tuo matrimonio, io arrivo subito. -
Andrea prende in fretta le chiavi della macchina dal cassetto e corre subito fuori di casa. La paura incomincia a crescere in lui, quella frase sentita per metà e poi solo il silenzio, non sembrava un normale disturbo telefonico.
- Troia di una macchina, accenditi cazzo. -
Dopo qualche tentativo l’auto si accende e Andrea parte veloce lungo il vialetto della casa e attraversa il cancello.
Il padre abita nel paese vicino a pochi chilometri di distanza, tre o quattro forse. La strada è stretta e a curve, tipica dei paesi di collina, immersa per un lungo tratto tra le piante dove la luce del sole scende a raggi tra i rami fitti.
Andrea è agitato, senza rendersi neanche bene conto del perché, non ci sarebbe motivo di preoccuparsi così tanto, mentre guida prova col cellulare a fare il numero di suo padre ma dall’altra parte sente solo il suono di occupato.
Finalmente arriva al paese, parcheggia in fretta sotto al condominio del padre e comincia a correre su per le scale, il cuore ormai batte nella sua gola, altre due rampe di scale ed è arrivato.
- Papà ! - Incomincia a gridare. Davanti alla porta suona il campanello.
- Papà , aprimi, sono io. Va tutto bene? -
Nessuna risposta dall’appartamento.
- Papà ti prego aprimi, non fare lo stronzo! -
Ma ancora niente si sente dentro la casa, Andrea allora decide di sfondare la porta e, dopo aver preso una piccola rincorsa, le da una spallata con tutta la forza che la sua paura gli provoca e abbatte quel sottile strato di legno.
Andrea entra in casa e si dirige subito verso il soggiorno dove sa esserci il telefono, ma, dopo aver fatto pochi passi vede ciò che non avrebbe mai voluto vedere, vede quelli che durante quei minuti di corsa disperata erano stati solo dei lampi di pensieri, che lui, come degli insetti fastidiosi aveva scacciato via.
Il corpo del padre è disteso per terra, i suoi occhi sbarrati in una dolce espressione di paura e la bocca semiaperta in un ultimo sforzo per chiedere aiuto.
Andrea si butta su suo padre, delle lacrime ormai cominciano a scendergli lungo il viso.
- Papà …-Non riesce a dire nient’altro, rimane fermo in ginocchio per dei minuti infiniti e non pensa a nulla. Non pensa a chiamare un’ambulanza, non pensa ad uscire, ad avvertire qualcuno. Non pensa a niente, guarda solo suo padre disteso e inerme come non lo aveva mai visto, osserva la sua debolezza e la sua fragilità , fissa il suo volto immobile e piange, come ormai non piangeva da anni.
1 Commenti:
odio quando le persone si perdono d'animo e non riescono a fare più niente...anche se la speranza è fievole...forse mi arrabbio perchè siamo tutti cosi e in particolar modo me stesso...non siamo mai pronti...lo siamo sempre a parole ma quando arriva il momento giusto facciamo sempre un passo indietro.
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