martedì, marzo 01, 2005

VINCERE

"Senti il rumore delle foglie che volano grazie al vento?"
Sospirò e appoggiò la spada sulla spada, quella spada pesava più di quello che pesavo io, e solo lei mi faceva paura. Riprese a parlare:
"E' il rumore dell'ineluttabilità , del fato che corre su di un filo di acciaio, e noi non possiamo che seguirne il corso." Spostò la spada fra le mani e si preparò all'attacco.
Io preparai la mia spada all'impatto, avrei giocato sull'agilità , ma sicuramente lui ne aveva più di me...la sua fama lo precedeva e sapevo che sarei stato sconfitto, non avevo nessuna possibilità di vittoria.
Pensieri confusi offuscavano la mia mente e non riuscivo a decidere che strategia attuare, rimasi immobile...
"Non sei scappato e quindi ti darò degna sepoltura, avrò il massimo rispetto di te sia prima che dopo la tua morte, hai la mia parola. Vuoi dirmi qualcosa prima di morire?"
"Avrai la mia vita, ma dato che non posso sconfiggerti porterò sempre con me qualcosa di tuo." "Vedremo."
Alzò la spada sopra la testa e la scagliò verso di me in un fendente quasi disumano, sapevo di aver già perso in partenza ma sapevo che una cosa l'avrei potuta fare...invece di scappare lontano dal suo sguardo schivai di pochissimi centimetri il colpo che esplose nel terreno, distruggendo gran parte della sua anima argillosa, si accorse che ero vicinissimo.
Quel momento sembrò durare una vita anche se era un istante impercettibile.
Era indifeso, scorsi in lui un'attimo di indecisione e di paura, e il sangue ricominciò a fluire nelle mie vene, il problema risiedeva nel fatto che sapevo benissimo che anche se avessi potuto colpirlo, non l'avrei mai ucciso, era enorme, veloce, forte e agile e la sua fama lo precedeva...nessuna lama poteva ucciderlo, era troppo il sangue che sarebbe dovuto uscire da quel gigante prima di vederlo morire.
Il suo sguardo fissò la spada impaurito, ma sicuro che se quella spada lo avesse trafitto io sarei stato torturato a vita finchè¨ non avessi gridato pietà .
E li si sbagliò, io mi avvicinai, come ci si avvicina ad una donna quando la si vuole baciare, circondandole la vita con le braccia e sentendo il profumo delle sue guance.
Come un perfetto gentiluomo gli agguantai con i denti tutto l'orecchio destro scarnificandoglielo dalla faccia.
Egli emise un urlo cosi straziante che la vallata sembrò aver paura di lui, incominciò a saltare come un ossesso in preda ad un attacco isterico, quelle urla provocavano in me non poca paura. Sapevo che la mia vita era finita e mi preparai a morire. Sputai nella mia mano il suo orecchio mostrandoglielo come un trofeo:
"Ora che ho avuto quello che volevo puoi anche uccidermi." Mi allontanai da quel mostro inginocchiandomi su di un prato, nonostante la tensione potevo sentire l' umido della terra appena bagnata dalla pioggia notturna.
"Finalmente hai fatto l'unica cosa saggia di questo tuo ultimo giorno!"gridò come se nella sua gola ci fosse un uragano.
"Adesso scomporrò il tuo corpo in mille pezzi e li porterò alla mia gente ormai putrefatti cosi vedranno quanto è vera la mia forza!" Prese la rincorsa cieco di rabbia alzando la spada tanto luccicante che in quel frangente sembrava quasi una stella.
Ma la rabbia in battaglia è un nemico ancor più letale della tensione, gli ottenebrò la mente tanto da far confluire tutti i suoi pensieri su una cosa sola: uccidermi.
Cosi distratto dalla sua furia non notò la buca che gli avevo preparato come trappola e ci cascò dentro in pieno ruzzolando per più di 4 metri sottoterra, da li non poteva più uscire.
Mi avvicinai alla buca e gridai:
"Non sarai morto, e non ti avrò sconfitto ma sarà la terra a portare con se la tua anima." Stremato indietreggiai mentre il mio nemico mi malediva, presi la pala che avevo nascosto dietro agli alberi del bosco e incominciai a scavare.
Sentendo l'aria cosi dolce sfiorarmi le guance, sentendo che quella stessa aria riempiva i miei polmoni ma anche la mia anima nascosta dietro a questa corazza d'acciaio, scoprendo che la vita è più importante di qualsiasi vittoria, tornai ad essere tranquillo.

Una canzone popolare racconta di una foresta maledetta, costretta da un fantasma a rimanere scura come la pece. Nessuno conosce questa storia ma quella foresta ormai da quel giorno non può più essere attraversata. Kamahl non ha mai perso e non perderà mai.